Pavimentazioni a regola d'arte: Guida alle norme UNI

Per garantire durabilità alle pavimentazioni serve una buona progettazione, corretta posa in opera e adeguata manutenzione. La normativa tecnica è il giusto strumento da utilizzare per "fare bene le cose". In questo articolo una raccolta dettagliata della normativa UNI per il settore delle pavimentazioni.


Pavimentazione: definizione e classificazione secondo normativa

Quando si legge sugli annunci delle case in vendita “finiture di pregio”, mi chiedo sempre cosa voglia intendere di preciso il venditore. Sono i rivestimenti murari? Oppure tegole particolari? O più semplicemente si intende che ogni rivestimento è stato curato nei minimi dettagli? Tra tutte le finiture che possono essere presenti in una casa, probabilmente la più impattante sulla vendita di un appartamento è quella della pavimentazione. Secondo la UNI 8290-1 un pavimento può essere classificato come la finitura di una partizione interna orizzontale, cioè la parte superiore del solaio, in quanto è parte degli elementi tecnici del sistema edilizio aventi funzione di dividere ed articolare gli spazi interni del sistema edilizio.

In una pavimentazione estetica e funzionalità devono essere tenuti in considerazione allo stesso modo. Quindi se da una parte è necessario verificare il colore, le forme e le dimensioni, dall’altra il pavimento deve garantire resistenze agli urti e flessibilità per le eventuali deformazioni del solaio, tenuta all’acqua come ad esempio nei bagni, isolamento termico e acustico, resistenza al fuoco.

È possibile fare diverse classificazioni delle pavimentazioni, come quella della destinazione d’uso dell’edificio (residenziale, commerciale, industriale), oppure la posizione dell’elemento tecnologico (interna o esterna) o la sua composizione.

In questo articolo prenderemo in considerazione lo strato di rivestimento come riferimento per descrivere quali norme utilizzare per una buona progettazione e installazione e manutenzione di una pavimentazione.

Tra le diverse tipologie di realizzazione, è possibile sintetizzare gli strati funzionali che compongono una pavimentazione. Salvo alcuni, la presenza di questi strati è facoltativa in quanto è in relazione alle prestazioni che si vogliono raggiungere. Può succedere che un materiale assolva a più prestazioni, assumendo il ruolo di più strati funzionali, che contengono anche elementi tecnici.

  • Solaio o strato portante: elemento strutturale dell’edificio.

  • Strato di livellamento: strato applicato per compensare scostamenti dalla planarità e differenze di livello del supporto, oppure per contenere eventuali impianti di servizio (rete elettrica, idraulica, di climatizzazione, ecc.). Solitamente realizzato in materiale cementizio. Può essere indicato come massetto.

  • Strato di isolamento: strato avente la funzione di limitare il flusso di calore (isolamento termico) o la trasmissione del suono (isolamento acustico). Lo stesso strato può contribuire anche all’ammortizzazione acustica (rumori prodotti dal calpestio) o la sua funzione può essere integrata nel solaio stesso. In genere è costituito da lana di vetro, pannelli di polistirene, di poliuretano o di sughero.
  • Strato di ammortizzazione acustica: strato avente la funzione di impedire il trasferimento diretto delle vibrazioni acustiche provocate da urti sul rivestimento verso gli altri strati e, di conseguenza, verso gli ambienti dell’edificio. La prestazione può essere raggiunta mediante diverse soluzioni tecnologiche, tra cui l’uso della massa elevata della stratigrafia della pavimentazione (ad esempio il solaio può assolvere al compito), la presenza di strati con elevata tenuta all’aria a ridosso con l’ambiente disturbante, oppure l’isolamento di eventuali intercapedini d’aria attraverso materiale fonoassorbente. Infine, è possibile usare rivestimenti idonei più attinenti allo scopo o materiali elastici per desolidarizzare gli strati costituiti da materiali rigidi.
  • Strato di impermeabilizzazione: strato continuo di materiale impermeabile, avente la funzione di impedire il passaggio di acqua. Può essere posto a contatto con la struttura portante oppure direttamente sullo strato di livellamento.

  • Strato di rivestimento: strato di finitura della pavimentazione. I rivestimenti possono essere continui, ad esempio un pavimento cementizio, o discontinui, utilizzanti piastrelle, quadrotti, tavole, rotoli o teli.

A questi strati possono aggiungersi altri strati o elementi integrativi che possono funzionare da raccordo tra gli strati. Ad esempio di elementi di sostegno quale supporto in una pavimentazione sopraelevata per garantire la creazione di una intercapedine; oppure lo strato di allettamento che realizza una adesione continua tra lo strato di finitura

Fare bene le cose significa avvalersi delle norme tecniche sia per i materiali e i prodotti, sia per la progettazione e realizzazione delle pavimentazioni, al fine di tutelare professionisti e utenti per un’opera duratura e sicura. Vedremo quali norme caratterizzano la pavimentazione, prendendo come assunto che gli elementi strutturali, non trattati dall’articolo, siano realizzati in modo corretto.

 

Pavimenti in ceramica

Probabilmente i pavimenti in ceramica sono i più diffusi in Italia, forte anche di una importante e ricca produzione industriale di piastrelle. La norma di progettazione e realizzazione di una pavimentazione in ceramica di riferimento è la UNI 11493-1Piastrellature ceramiche a pavimento e a parete - Parte 1: Istruzioni per la progettazione, l'installazione e la manutenzione” pubblicata nel giugno del 2016 ad opera dell’organo tecnico UNI/CT 033/GL 19.

La norma definisce la qualità e le prestazioni di una piastrellatura ceramica, fornisce regole ed istruzioni da osservare nella scelta dei materiali, nella progettazione, nell'installazione e nell'impiego e manutenzione, e specifica soluzioni conformi tipiche, tali da assicurare il raggiungimento ed il mantenimento nel tempo dei livelli richiesti di qualità e prestazione. La UNI 11493-1 si applica alle piastrellature ceramiche a pavimento e a parete, interne ed esterne, installate principalmente con adesivi, ma anche con malta cementizia o altri sistemi.

L’assunto di partenza è di realizzare una piastrellatura ceramica regolare, durabile, manutentibile, sicura e sostenibile, attraverso il contributo simultaneo ed indispensabile di tutti gli attori coinvolti nella progettazione, nell’installazione, nell’utilizzo e manutenzione della pavimentazione. Inoltre, come già anticipato, la piastrella di ceramica ha una funzione tecnica e una estetica e arredativa, le quali nessuna delle due può essere sacrificata all’altra.

Di conseguenza la UNI 11493-1 è costituita prevalentemente da 3 grandi sezioni. Dopo una prima parte che descrive le funzioni e le responsabilità dei diversi operatori in conformità a quanto espresso anche nella legislazione, la prima sezione riguarda le caratteristiche e i requisiti della piastrellatura ceramica, con una descrizione puntuale anche sui materiali da utilizzare per realizzare la pavimentazione. I requisiti sono concordati con il committente, ma può essere di supporto la UNI 7999 seppure ritirata. I requisiti generali di una piastrellatura ceramica sono relativi alle caratteristiche di regolarità, durabilità, manutentibilità, pulibilità e sicurezza. La sezione fornisce anche i metodi di prova per verificare e valutare tali requisiti.

Ricordo che le piastrelle di ceramica sono prodotti a marcatura CE grazie alla norma UNI EN 14411 armonizzata ai sensi del Regolamento UE n. 305/2011. Molti altri prodotti legati alla posa di una pavimentazione in ceramica recano la marcatura CE di conformità alle norme armonizzate.

Norme UNI pavimenti in Ceramica

 

Pavimenti in resina

Destinati principalmente per gli ambienti industriali e per il settore del terziario, negli ultimi anni sono stati introdotti anche nelle abitazioni. Grazie alla loro resa estetica, la principale qualità è la resistenza all’usura e la pratica manutenzione. Inoltre, tali pavimentazioni hanno un basso impatto nelle ristrutturazioni sia in termini geometrici sia nelle lavorazioni, perché possono usare la finitura preesistente come supporto per la resina.

Una posa non eseguita perfettamente di un pavimento in resina potrebbe comportare l’insorgere di crepe, difetti e rotture che causano perdita di prestazione e di senso estetico. La posa a regola d’arte comporta di conformarsi alla norma UNI 10966 “Sistemi resinosi per superfici orizzontali e verticali – Istruzioni per la progettazione e l’applicazione”, da poco revisionata dall’organo tecnico UNI/CT 033/GL 17.

La UNI 10966 ha lo scopo di fornire le regole per la progettazione e l’applicazione dei sistemi resinosi per superfici orizzontali e verticali interne ed esterne dell'edilizia residenziale, industriale e del terziario, applicate in opera tramite sistemi allo stato liquido a temperatura ambiente. 

Tali regole comprendono i criteri per la definizione e l'integrazione funzionale e costruttiva degli strati delle superfici trattate direttamente connessi con la posa dei sistemi resinosi, vale a dire lo strato ripartitore e quello di livellamento. La norma fornisce la terminologia relativa ai prodotti impiegati ed alle tecniche di posa, le tipologie di sistemi resinosi esistenti e le caratteristiche dei prodotti e dei materiali impiegati.

Inoltre le indicazioni per la posa in opera prevede l’approfondimento sulla tipologia di preparazione della superficie del supporto, in funzione del tipo di sistema resinoso da applicare. Sono tenute in considerazione le geometrie di posa realizzabili, le condizioni ambientali, le attrezzature, le tipologie di posa, i tempi di esecuzione e di agibilità.

Una sezione della norma affronta i criteri di collaudo e accettazione del sistema resinoso finito e definisce i cicli di manutenzione della pavimentazione in servizio e le apparecchiature utilizzabili, ed infine, le prescrizioni per l'esecuzione di riparazioni.

Come anticipato, la norma si applica ai sistemi resinosi applicati su tutti i supporti, orizzontali e verticali, a base cementizia o di piastrelle ceramiche o di pietre naturali quali, ad esempio, pavimentazioni industriali, residenziali o del terziario, pareti, rampe e superfici inclinate in genere, interne ed esterne.

 

Norme UNI pavimenti in resina

 

Pavimenti resilienti, tessili e laminati

Quando camminiamo nei corridoi degli ospedali, facciamo sport in palestra oppure andiamo in vacanza, ci imbattiamo spesso nelle pavimentazioni resilienti. Il loro utilizzo è molteplice e questi sono solo piccoli esempi. Ciò che caratterizza una pavimentazione resiliente è proprio la resilienza, cioè l’adattarsi a diverse situazioni per resistere nel tempo; queste pavimentazioni sono versatili e funzionali, che richiedono un processo di installazione altamente professionale.

In questo caso la norma di riferimento è la UNI 11515-1, revisionata nel 2020 dall’UNI/CT 033/GL 18, introducendo nuovi prodotti e un processo di ripristino della pavimentazione più veloce. La UNI 11515-1 fornisce le linee guida, complete dei necessari riferimenti normativi, per la progettazione, l’esecuzione e la manutenzione di pavimentazioni il cui piano di calpestio è costituito da rivestimenti resilienti e laminati. Tali pavimenti sono esclusivamente interni, nonostante che le stesse informazioni potrebbero essere adattate anche su pavimentazioni esterne con le dovute accortezze.

Dopo aver espresso una classificazione d’impiego delle pavimentazioni resilienti, in modo similare alla UNI 11493-1 la norma descrive i ruoli e le responsabilità degli attori in causa in un processo di progettazione, posa e manutenzione della pavimentazione. In seguito la norma affronta in modo indipendente la progettazione e la posa. Particolare risalto viene dato alla corretta realizzazione del massetto in base a diversi fattori, non ultimo il prodotto di rivestimento. Inoltre, sono descritti i metodi di prosa per ogni tipologia di prodotto, che possono spaziare dal laminato al preaccoppiato su HDF, dal LVT click al PVC semiflessibile, dal linoleum alla gomma. Ogni metodo è descritto specificando la tracciatura delle linee, la posa del prodotto, in piastrelle o rotoli, a secco o con incollaggio, sigillatura perimetrale ed eventuale termosaldatura dei giunti.

La norma si completa con le indicazioni per la manutenzione e la pulizia delle superfici, sia per la messa in opera che durante la vita della pavimentazione. In ultimo è proposta una scheda da compilare che raccoglie lo scambio di informazioni e tracciabilità dell’intervento. Essa può essere compilata anche per la disassemblabilità richiesta dai Criteri Ambientali Minimi.

 

Norme UNI pavimenti resilienti

 

Pavimenti e rivestimenti lapidei

I pavimenti in pietra possono assumere diverse superfici, levigati o lucidi, bocciardati o martellinati, grazie al gioco naturale della pietra e alle capacità del produttore o del posatore. Si trovano sia all’interno sia all’esterno degli edifici e spesso i prodotti in pietra sono usati anche su superfici verticali.

La norma di rifermento è la UNI 11714-1Rivestimenti lapidei di superfici orizzontali, verticali e soffitti – Parte 1: Istruzioni per la progettazione, la posa e la manutenzione”, elaborata dall’UNI/CT 033/GL 20. La norma fornisce le regole e le istruzioni da osservare nella scelta dei materiali e prodotti, nella progettazione, nell’installazione e nell’impiego e manutenzione, e specifica soluzioni conformi tipiche, tali da assicurare il raggiungimento ed il mantenimento nel tempo dei livelli richiesti di qualità e prestazione. Come prevedibile dal titolo, la norma si applica sia alle superfici orizzontali sia a quelle verticali, interne ed esterne, ad esclusione dei rivestimenti che finiscono in una facciata ventilata (la norma delle facciate ventilate è la UNI 11018).

La norma deve essere integrata dalle informazioni del produttore delle lastre lapidee per quanto riguarda il tipo di adesivo idoneo. Visto che le caratteristiche estetiche di una lastra lapidea dipendono dalla composizione mineralogica e dalla natura genetica di ogni singolo litotipo, la norma non tratta gli aspetti estetici, ma esclusivamente gli aspetti tecnici. L’approccio espresso dalla UNI 11493-1 vale anche per la UNI 11714-1, delineando la norma in 3 grandi sezioni. La norma si completa con una serie di appendici utili ad integrare le informazioni sulla progettazione e sulla manutenzione, oltre che a riproporre le schede sugli scambi di informazioni simili a quelle previste dalla UNI 11515-1.

Norme UNI pavimenti lapidei

 

Pavimenti cementizi

Quando si entra nel mondo dei pavimenti cementizi, le norme di riferimento sono due: la UNI 11146Pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale - Criteri per la progettazione, la costruzione ed il collaudo” e la UNI 11241Istruzioni per la progettazione e la posa di rivestimenti di pavimenti con elementi autobloccanti di calcestruzzo”. Preparate dall’UNI/CT 033/GL 16, le due norme si applicano principalmente a pavimentazioni presenti nel settore industriale oppure in ambito stradale.

Un pavimento in calcestruzzo deve garantire una prestazione principalmente funzionale, rispettando una stabilità dimensionale, pendenze e planarità, resistenza all’abrasione e durabilità; e di sicurezza sul posto di lavoro, mediante i requisiti di rugosità superficiale e prestazione statica. In questo caso la prestazione estetica è fortemente subordinata a quella funzionale.

Questi concetti sono espressi sotto forma di indicazioni progettuali nella UNI 11146, che definisce i criteri da utilizzare per la progettazione, la costruzione e il collaudo dei pavimenti di calcestruzzo ad uso industriale. La norma fornisce un elenco di tipologie costruttive, delineando le stratigrafie in base al sito di realizzazione. Per questi pavimenti è fondamentale i requisiti sul materiale, cioè il calcestruzzo, che devono essere espressi in fase di progettazione. Inoltre, è necessario porre particolare attenzione al sottofondo, in quanto parte stretto della struttura del pavimento.

La UNI 11241, che definisce i criteri da adottare per la progettazione e la posa di pavimentazioni realizzati con masselli o lastre autobloccanti di calcestruzzo, presenta la stessa struttura normativa, ma ha un approccio più pratico-operativo. Infatti, viene data particolare enfasi alle fasi esecutive.

Stratigrafia pavimentazioni cementizie secondo UNI 11146

Figure tratte dalla UNI 11146 (a) – stratigrafia; e dalla UNI 11241 (b) - esempio di posa in corrispondenza di elementi come chiusini e canalette.

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L'articolo prosegue fornendo indicazioni sulle norme relative ai pavimenti in legno e pavimenti sopraelevati, nonché informazioni circa le normative di riferimento per la qualifica dei posatori.