Scivolosità delle pavimentazioni in ceramica: cos'è importante sapere sull'area piscina

Nell'articolo una serie di indicazioni, prescrizioni normative e alcune riflessioni dello scrivente circa la corretta progettazione dei pavimenti in gres porcellanato realizzati negli ambienti umidi come aree piscine - indoor e outdoor - e centri termali/spa.


Il pavimento dell'area piscina in gres porcellanato

Abbiamo già affrontato il tema della scivolosità delle pavimentazioni in ceramica in altri articoli, nello specifico:

  • Pavimentazioni ceramiche: i metodi di misurazione della scivolosità
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  • Il gres porcellanato si "tuffa" in piscina
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  • Scivolosità delle pavimentazioni ceramiche: analisi del problema
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In questo articolo cerchiamo di focalizzare l’argomento su un uso specifico e sempre più diffuso, ovvero quelle delle piastrelle ceramiche in gres porcellanato per realizzare i rivestimenti dell' area piscina alla luce delle norme specifiche del settore piscine e della nuova normativa europea sulla scivolosità delle pavimentazioni.

Il gres porcellanato viene utilizzato in tutte le zone di questa tipologia di impianto per le ottime caratteristiche tecniche e architettoniche che consentono, inoltre, il coordinamento di colori e textures nelle varie collocazioni:

  • Vasca
  • Bordo vasca
  • Zone limitrofe alla vasca
  • Spogliatoi
  • Servizi (docce, bagni, zone ristoro)

Proprio per questa prerogativa di ampio utilizzo, occorre prestare particolare attenzione al tema della sicurezza allo scivolamento, specialmente quando di tratta di piscine ad uso pubblico. Dobbiamo ricordare che la sicurezza rappresenta sempre un elemento cogente nella progettazione, sia che si tratti di pavimentazioni per piscine pubbliche o per piscine private; il rischio di incidente è sempre un evento che va previsto e contrastato con una adeguata progettazione e scelta dei materiali.

 

Scivolosità delle pavimentazioni in ceramica

 

Misurazione della resistenza allo scivolamento: la normativa di riferimento

Sappiamo che la misurazione della resistenza allo scivolamento viene effettuata con varie metodologie nel settore ceramico, quindi a quale fare riferimento?

In Italia dobbiamo tenere sostanzialmente in considerazione:

  • DM 236/89 (definizione e misura pavimentazione antiscivolo, norma cogente in Italia);
  • D.lgs 81/2008 art 63 (obbligatorietà pavimentazione antiscivolo);
  • UNI EN 16165 (scivolosità delle pavimentazioni) recentemente recepita ai fini della marcatura CE

Per inciso, la norma UNI-EN 16165 è stata recepita ai fini della marcatura CE ma è comunque prevalente il suddetto DM 236/89 che utilizza il metodo di prova BCRA non incluso nella UNI 16165.

Dobbiamo quindi inquadrare le norme suddette nelle normative del settore piscine dove la norma UNI EN 15288:2019 parte 1 e parte 2, pur non essendo una norma cogente, fornisce chiare indicazioni in merito e che è menzionata anche nella norma UNI EN 13451-1, resistenza allo scivolamento specifico per le piscine.

La norma suddetta non si applica alle piscine private regolamentate e definite nella UNI EN 16582-1/2/3 al cap.5.2 e la UNI 13451-1/2/3. Vale comunque la regola del consenso informato da parte dell’utente e la classificazione della scivolosità, specialmente nelle zone ad alto rischio della specifica tecnica CEN/TC 16165 che vedremo meglio più avanti.

 

La classificazione delle piscine secondo la UNI EN 15288

Le piscine classificate, oggetto della UNI EN 15288 sono identificate in:

  • tipo 1 - Piscina nella quale le attività correlate all'acqua sono l'attività principale per esempio, piscine pubbliche, piscine per utilizzo ricreativo, parchi acquatici e il cui utilizzo sia "pubblico";

  • tipo 2 - Piscina che costituisce un servizio aggiuntivo rispetto all'attività principale per esempio, piscine di hotel, piscine di campeggi, piscine di club, piscine terapeutiche, piscine scolastiche, il cui utilizzo sia "pubblico";

  • tipo 3 - Tutte le piscine per utilizzo pubblico, ad eccezione di quelle di tipo 1 e 2 come ad esempio piattaforma per i tuffi, per addestramento militare, per addestramento al salvataggio, per immersioni subacquee, ecc.

 

Metodi di prova e parametri di riferimento per determinare la scivolosità delle pavimentazioni

Ai fini della marcatura CE, il valore della scivolosità deve essere determinato secondo i metodi di prova contenuti nella la specifica tecnica Europea CEN/TS 16165 a meno che non sia presente una norma di legge cogente nel paese. Sono tre i metodi di prova:

  1. Rampa.
  2. Pendolo.
  3. Tribometro generico.

Dobbiamo sottolineare che i valori della scivolosità non sono sostanzialmente cambiati rispetto alle norme originarie (DIN 51097 – DIN 51130) ma alcune specifiche sulle attrezzature sono state aggiornate.

Nel caso delle piscine la EN 15288 fa riferimento all’allegato A della EN 15165 e cioè al metodo della rampa con calpestio a piedi nudi con inquinamento della superficie con acqua che, come si può ben capire, rappresenta un inquinamento quasi costante nel caso che stiamo trattando. Il riferimento è presente anche nella UNI-EN 13451–1 (requisiti generali di sicurezza e metodi di prova).

Ricordiamo che la suddivisione in base all’angolo di scivolamento è la seguente:

  • A: Angolo di scivolamento compreso tra 12° e 18°
  • B: Angolo di scivolamento compreso tra 18° e 24°
  • C: Angolo di scivolamento superiore o uguale a 24

La UNI EN 15288 fornisce indicazioni progettuali relative a pendenze e grado di resistenza allo scivolamento per le superfici a seconda della destinazione d’uso.

  • Al paragrafo 5.6.1 (finiture aree bagnate) si fissano le relative pendenze;
  • Al paragrafo 5.6.2 (resistenza allo scivolamento) si riprendono le vecchie DIN, ora inquadrate nella CEN/TS 16165 per fissare il grado di resistenza allo scivolamento (A, B, C) in funzione della destinazione d’uso e viene riportata una tabella esplicativa che può essere base di riferimento;
  • Al paragrafo 5.7.3.3 si fissano valori per le rampe fuori piscina;
  • Al paragrafo 5.8.3.2 si classificano le pendenze dentro le piscine.

Il metodo della rampa a piedi nudi ed i relativi valori di angolo di scivolamento compresi nelle tra classi A, B, C rappresenta quindi il giusto mezzo di progettazione delle superfici con calpestio a piedi nudi e quindi non va utilizzata la vecchia norma DIN 51130 che fornisce il valore R di resistenza allo scivolamento a piedi calzati che troviamo nella nuova norma EN 16165 Annex B.

 

Pavimenti in ceramica per l'area piscina: alcune riflessioni tecniche per il progetto

Come detto, in Italia è comunque cogente il DM 236/89 (vedi articoli precedenti) per cui il progettista dovrebbe comunque tenere in considerazione il rispetto del Decreto (i metodi di prova non sono assolutamente in relazione e non paragonabili) ma deve soprattutto dare indicazione della classe di resistenza secondo l’allegato A della norma tecnica CEN TC 16165. Il motivo principale dipende dal fatto che il decreto DM 236/89 fornisce semplicemente un valore minimo di accettazione senza dare indicazioni sul livello di pericolosità del potenziale scivolamento ed utilizza un metodo di misurazione non compreso nella EN 16165. Per questo ritengo che ai fini della progettazione, è doveroso utilizzare la EN 16165 inquadrata nella EN 15288.

Abbiamo già ricordato che il materiale ceramico non crea una superficie drenante e che la capacità antiscivolo deriva prevalentemente dal profilo della superficie. La norma indica chiaramente che i valori sono relativi alle condizioni di prove per cui la progettazione deve tenere conto delle situazioni reali. Non mi stanco mai di sottolineare che le prove valgono per piastrelle mai usate, pulite, in ambiente controllato quindi diverse dalle reali condizioni di utilizzo e che quindi, normalmente, il test della rampa è irripetibile (ad esempio in caso di contenzioso). 

Per lo stesso motivo può essere utile, specialmente se vengono usati grandi formati, verificare anche la rugosità della piastrella attraverso la profilometria ottica, eseguita presso laboratori del settore, attraverso la misura dell’altezza del profilo (Rz), la frequenza e la pendenza dei picchi (Rsm e Rdq), il nucleo di rugosità (Pk). Anche L’indice di svuotamento (vedi precedenti articoli) può essere utile per la scelta della superficie

L’uso di grandi formati, sempre più frequente e apprezzato soprattutto per l’innegabile valore estetico, deve essere progettato con particolare attenzione soprattutto per realizzazione delle pendenze e relativi cambi che devono essere opportunamente raccordati e segnalati e scegliendo piastrelle con opportuna rugosità. 

Esistono nelle piscine zone dove gli utenti hanno i piedi calzati (zone di accesso, reception, bar esterni) e zone di calpestio misto (spogliatoi, aree divertimento ecc). Queste zone devono essere oggetto di attenta progettazione. I parametri possono essere i seguenti:

  • A+B ed R10 per zone miste;
  • A+B+C ed R11 per zone calpestate prevalentemente da piedi nudi.

La norma di posa delle piastrelle UNI 11493 fornisce comunque le indicazioni per la corretta posa in opera anche in questo settore poiché tratta il tema del corretto dimensionamento giunti, desolidarizzazione per pavimenti outdoor, planarità, eccetera. Vanno comunque consigliate fughe con stucchi additivati con lattice elasticizzante, che ne migliora l’elasticità, l’adesione e la resistenza chimica ad eventuali lavaggi con detergenti aggressivi (disinfettanti a base di cloro). Per ottenere una resistenza chimica assoluta delle fughe utilizzare stucchi di tipo epossidico specialmente in vasca. I giunti di dilatazione del massetto, che devono trovare esatta corresponsione con una fuga nella pavimentazione, vanno riempiti nella parte più profonda con materiale non deteriorabile (cordoni in polietilene espanso, polistirolo) mentre nella parte a vista vengono riempiti e sigillati con silicone acetico o poliuretano liquido. Ricordiamo che questi giunti vanno realizzati circa della stessa dimensione delle fughe (5 mm) e vanno sigillanti con materiale dello stesso colore dello stucco, per cui non sono percettibili differenze visive, se non osservando da molto vicino.

Le soluzioni adottate e le relative normative non garantiscono comunque l’assenza totale del rischio di scivolamento in quanto non esiste una superficie su cui non si scivola in assoluto, per cui la gestione delle superfici diventa fondamentale attraverso:

  • manutenzione;
  • pulizia (i test di scivolosità si riferiscono a piastrelle nuove e pulite);
  • trattamenti superficiale dove necessario;
  • eventuali accessori antiscivolo dove necessario;
  • informazione all’utente.

La fase di progettazione assume un peso sempre più importante nel progetto di pavimentazioni in ceramica per zone particolari come le piscine o le zone termali. Qui le caratteristiche antiscivolo dei materiali vanno scelte con attenzione e sono fondamentali per evitare rischi potenzialmente molto pericolosi.

Le norme, anche se non cogenti, rappresentano, come abbiamo più volte detto, una definizione dello stato dell’arte da cui partire per le proprie scelte progettuali e che il Direttore Lavori dovrà aver cura di fare eseguire correttamente.

Il  gres porcellanato è un ottimo materiale per le piscine, proprio per le sue caratteristiche tecniche ed estetiche:

  • resistente agli agenti atmosferici;
  • resistente ad acidi e basi;
  • non produce muffe e batteri;
  • resistente ai raggi UV;
  • facilmente pulibile;
  • resistente alle sollecitazioni meccaniche;
  • ricco di formati, colori e superfici e pezzi speciali; 
  • utilizzabile nelle vasche;
  • il gres è in grado, a differenza di altri materiali, di coprire tutte le classi di resistenza allo scivolamento della DIN 51130 e della DIN 51097 ed è possibile direttamente a secco in sopraelevato.