Pavimentazioni per la mobilità lenta: alcuni aspetti progettuali da non sottovalutare

Nell'articolo sono riportati alcuni aspetti non secondari e valutazioni che il professionista tecnico deve prendere in considerazione quando è impegnato nel progetto di una pavimentazione destinata alla mobilità pedonale e/o ciclistica ... e non solo.


Caratteristiche dello spazio destinato alla mobilità lenta

Con il termine “mobilità lenta” si intendono generalmente tutta una serie di spazi e percorsi, nella maggior parte dei casi pedonali o al massimo precorsi con mezzi semplici e poco sollecitanti (bici, pattini, carrozzine, ecc.). Si tratta, quindi, di aree pavimentate accessibili al pubblico, dove viene garantita a tutti una facile accessibilità. All’interno di un percorso o spazio destinato alla mobilità lenta il soggetto si muove in sicurezza e autonomia, eventualmente con l’ausilio di un mezzo semplice, non motorizzato o parzialmente motorizzato, qualunque sia la propria condizione fisica soggettiva.

Già nei tempi passati e ancor più oggi, il mercato delle pavimentazioni ha proposto soluzioni di vario tipo, dalle più semplici a quelle più tecnologiche.

In precedenza, la tipologia d’intervento era determinata soprattutto da aspetti economici e problemi realizzativi (ad esempio: un piccolo percorso in asfalto, facile da mette in opera anche senza particolari mezzi, con basse caratteristiche meccaniche viste le limitate sollecitazioni previste, di prezzo contenuto) poi, successivamente, la sperimentazione abbinata a nuove esigenze commerciali, ha proposto nel mercato nuove soluzioni.

Soluzioni generalmente di tipo estetico e di arredo ma, contemporaneamente, con una nuova particolare attenzione alla permeabilità degli interventi realizzati, allo scopo di rendere anche meno impattante la nuova realizzazione nei confronti dell’ambiente circostante.

Tra le diverse tipologie di pavimentazioni sopracitate troviamo:

  • Pavimentazioni in asfalto.
  • Pavimentazioni in terra stabilizzata.
  • Pavimentazioni in pietra.
  • Pavimentazioni con masselli di calcestruzzo. 
  • Pavimentazioni in calcestruzzo tipo industriale.
  • Pavimentazioni in calcestruzzo “stampato”.
  • Pavimentazioni in calcestruzzo con inerte a vista.
  • Pavimentazioni in calcestruzzo o massetto drenante.

Tali possibili soluzioni realizzative, che non ritengo utile illustrare nella loro specificità essendo le stesse, mi immagino, ben note agli addetti del settore, presentano diverse caratteristiche prestazionali, compositive ed applicative con relative possibili varianti, che devono essere valutate in relazione al sito previsto per la realizzazione, non solo per l’aspetto estetico desiderato, ma anche l’impatto sull’ambiente circostante, le possibili difficoltà operative, gli aspetti progettuali complessivi, ecc.

Ecco perché un buon progetto non dovrebbe essere quindi solo la semplice proposizione di un prodotto tecnicamente e/o commercialmente interessante, ma il risultato di una serie di valutazioni.

 

Il pavimento ben progettato è il risultato di una serie di valutazioni


Ambiente e impatto ambientale

Oggi il mercato propone molteplici soluzioni, da quelle decisamente più impattanti (ad esempio l’asfalto) a quelle più “eco” (ad esempio la terra stabilizzata).

Sarà la sensibilità del progettista individuare il sistema più adeguato allo specifico ambiente e anche meno impattante.

Mi preme tuttavia sottolineare che l’aspetto “ambientale” non potrà prescindere anche dagli aspetti energetici (impatto energetico/ambientale in fase di produzione) dai costi di manutenzione, ma anche dalla durabilità del sistema prescelto (un sistema con durabilità doppia rispetto ad un altro sarebbe certamente da preferire rispetto a quello meno durevole), ed infine anche le modalità di smaltimento (Il sistema sarà riciclabile? Quali sono i costi energetici di smaltimento?)

 

 

Progetto completo

Molte volte il progetto di una pavimentazione per la mobilità lenta si limita alla sola esposizione delle specifiche tecniche del sistema commerciale individuato dal professionista, con dimensioni (planimetrie, geometrie, spessori).

Tuttavia ritengo che questo approccio sia in realtà un “mezzo” progetto.

Mancano spesso molte altre indicazioni progettuali senza le quali la realizzazione potrebbe comportare difetti e/o scarsa durabilità nel tempo.

Anche lasciare all’esperto applicatore tali scelte potrebbe risultare pericoloso.

Per l’applicatore, che di fatto rischierebbe di assumere “sul campo” la qualifica di progettista.

Per lo stesso progettista, che non può certo demandare ad un applicatore, pur bravo che sia, le scelte e la direzione tipicamente di competenza del professionista.

 

Particolari esecutivi

Un progetto dovrebbe sempre contenere i necessari particolari esecutivi utili a realizzare un prodotto di buona qualità.

Ma spesso questi particolari mancano.

Quasi come se la mobilità lenta, venisse relegata alla periferia del progetto complessivo, essendo di poco valore, e quindi con poco interesse progettuale...

Questo a mio avviso è un grosso errore, e infatti solo la cura dei particolari costruttivi permetterà di ottenere un risultato di buon livello e durevole. In caso di difetto, peraltro, l’attenzione di un magistrato non verrebbe meno in quanto relativa solo ad un prodotto ritenuto “secondario” nel progetto.

 

Costi

Quale è il reale costo di una pavimentazione per la mobilità lenta?

Il costo progettuale previsto per la realizzazione comprende anche i costi delle future manutenzioni?

Un buon progetto dovrebbe prevedere anche questi costi, o quantomeno permettere di identificare nel progetto di manutenzione, i costi differiti, e meglio ancora, anche i costi di smaltimento e/o rifacimento.

 

Realizzazione e le difficoltà logistiche

Ogni soluzione possibile dovrà essere attentamente valutata in relazione alle concrete possibilità realizzative in opera, nelle difficoltà logistiche, nelle problematiche termoigrometriche ambientali.

Soprattutto nel caso di impiego di leganti idraulici, le condizioni operative possono influenzare, anche molto, il risultato finale.

Anzi, direi che proprio in quanto gli spessori realizzativi sono generalmente inferiori alle pavimentazioni più nobili (la logica spesso utilizzata è: meno carico e quindi meno spessore, logica poco condivisibile).

Minor spessore comporta maggiori ritiri, maggiori deformazioni, maggiori imbarcamenti, minor calore di reazione in getti invernali, maggiori differenze di spessore percentuale nella lastra, maggior difficoltà di posizionamento delle reti di rinforzo.

 

Durabilità

La durabilità di un pavimento, anche per mobilità lenta, oggigiorno non è ancora ben chiara.

Il concetto della durabilità di un manufatto è oggi ben identificato sotto il profilo strutturale, nel caso di manufatti prefabbricati, in altri casi specifici, ma per quanto riguarda gli “aspetti secondari del costruire”, come la mobilità lenta, siamo ancora all’inizio.

Credo sia necessario ormai sviluppare un progetto integrato che consideri le pavimentazioni per la mobilità lenta come un manufatto di pari dignità degli altri componenti secondari del nostro costruire.

Per questo motivo sarà necessario inserire nelle considerazioni di valutazione preliminare e, direi, anche nel relativo documento progettuale, aspetti di durabilità e un programma di manutenzione (con relative ipotesi di costi).

Considerando, inoltre, che molto spesso tali interventi riguardano lavori pubblici riterrei utile inserire in progetto anche i costi stimabili di eventuale rimozione e smaltimento della pavimentazione realizzata, anche ai fini della loro valutazione generale senza dimenticare gli aspetti ecologici e del consumo di risorse.

 

Pavimenti per la mobilità lenta: aspetti da valutare con maggior attenzione già in fase di progetto

Fatte queste semplici premesse, vorrei lasciare un mio contributo (per problemi editoriali purtroppo breve e non molto approfondito) proprio in relazione agli aspetti che a mio avviso dovrebbero essere valutati con attenzione in fase progettuale.

L’obbiettivo prioritario è infatti riuscire a “trasformare un prodotto in un risultato”.

Analizzare in modo approfondito tutti gli aspetti progettuali utili alla realizzazione di un progetto completo richiederebbe molto più spazio, pertanto cercherò di affrontare, almeno a sommi capi, gli aspetti a mio avviso da indagare ed approfondire.

 

Come preparare il sottofondo

Come nelle tradizionali pavimentazioni, anche nel caso della mobilità lenta la preparazione del sottofondo è una fase fondamentale. Seppur non dovrebbe essere soggetta a particolari carichi statici e/o dinamici (ma è sempre vero? Nel caso fosse necessario percorrerla con un mezzo di un certo peso per motivi imprevisti?), restano comunque presenti sollecitazioni di altra natura quali quelle termiche e conseguenti deformazioni causate dall’ambiente circostante, sollecitazioni che produrranno stress alla pavimentazione, con possibili facili rotture, imbarcamenti differenziati, cedimenti del sottofondo, ecc.

Un buon sottofondo anche se non necessariamente dimensionato secondo i classici canoni “strutturali”, permetterà di ottenere una minore deformazione del pavimento rispetto al terreno sottostante. In certi casi, il posizionamento di un rinforzo nel sottofondo (ad esempio una rete) porterebbe ad un miglioramento rispetto alla distribuzione dei carichi nella pavimentazione.

 

Le pendenze per lo smaltimento delle acque

Nel caso di sistemi drenanti il problema dello smaltimento delle acque è relativo o, meglio, dovrebbe essere relativo.

Nel caso di pavimento compatto (ad esempio un pavimento in calcestruzzo), la gestione delle pendenze è fondamentale.

Considerando inoltre che le deformazioni di sistemi di pavimentazione maggiormente instabili rispetto a pavimentazioni strutturalmente più nobili, le pendenze di progetto dovrebbero essere aumentate rispetto alle indicazioni generalmente indicate nei documenti tecnici (ad esempio nelle pavimentazioni industriali si richiede almeno l’1,5% di pendenza per consentire un più regolare deflusso dell’acqua, mentre a mio avviso nei pavimenti per la mobilità lenta il valore dovrebbe essere almeno il 30% superiore e anche più), in modo tale che, in caso di future possibili deformazioni della piastra o di una specifica zona della pavimentazione, le nuove pendenze createsi dovrebbero permette in ogni caso un adeguato smaltimento delle acque.

 

Come realizzare i bordi della pavimentazione

I bordi della pavimentazione possono, devono, essere rifiniti in relazione alle specifiche indicazioni progettuali rispetto alle sollecitazioni previste e alle indicazioni dei fornitori.

Anche in tutte le pavimentazioni utilizzate nel settore della mobilità lenta dovrebbe essere sempre definito come dovrà essere realizzato il bordo del giunto “libero”, quello ai bordi perimetrali della pavimentazione.

Ad esempio, nel caso di una pavimentazione in calcestruzzo, oppure in calcestruzzo drenante, il bordo della pavimentazione deve essere definito progettualmente: rifinito con semplice spatola? Con piccolo raggio di curvatura? Con angolare? Con materiale prefabbricato? Con un giunto prefabbricato?

Non importa quale tipo di finitura verrà scelta dal progettista, ma dovrà essere certamente definita. Dalla tipologia di finitura deriverà infatti il suo comportamento e la sua durabilità in relazione all’utilizzo.

 

Come realizzare i giunti di costruzione e/o di contrazione

In tutti i casi, sia nel caso di pavimentazioni discontinue, continue, o in terra stabilizzata, dovranno essere gestite le interruzioni previste nelle varie fasi di lavoro e i giunti conseguenti.

L’interruzione della pavimentazione, che sia un giunto di costruzione (asfalto, calcestruzzo, masselli, ecc.) di contrazione (calcestruzzi, calcestruzzi drenanti) o anche solo tecnici (potrebbe essere un canale di drenaggio posizionato in una strada in terra stabilizzata) pozzetti e canalette di raccolta, qualsiasi altro elemento di interruzione della pavimentazione, il giunto dovrà essere previsto e progettato.

Sui giunti si produrranno infatti e maggiori sollecitazioni e deformazioni, nei giunti si evidenzieranno le patologie di degrado più importanti.

 

Come stagionare la pavimentazione

Nel caso di pavimentazioni in asfalto, in terra o discontinue, il problema di fatto non esiste.

Diverso il problema nel caso di pavimentazioni continue (calcestruzzo o calcestruzzo drenante).

Anche in questo caso valgono tutte le raccomandazioni inserite del DT 211 del CNR. Anzi, si dovrà porre anche maggior attenzione, date le maggiori deformazioni conseguenti ai minori spessori generalmente utilizzati per la realizzazione della lastra.

 

Come rinforzare la pavimentazione

In generale le pavimentazioni in calcestruzzo vengono rinforzate con l’inserimento di reti nella lastra oppure con aggiunta di fibre al calcestruzzo, o ambedue abbinate. Ma questo è un utile accorgimento da valutare anche per le altre pavimentazioni, in asfalto, a gli stessi massetti di sottofondo. 

Il sistema di rinforzo dovrebbe essere sempre valutato preventivamente, analizzato e poi eventualmente scelto e realizzato. Rinforzo che potrà essere realizzato nella lastra, nel sottofondo, nel terreno in relazione al “sistema pavimento” individuato dal progettista. Anche in questo caso il rinforzo potrà essere ottenuto con eventuali reti aggiuntive, oppure mediante dei rinforzi puntuali da inserire nei punti di maggior sollecitazione.

 

Come controllare la consegna

Come verificare la corretta esecuzione della pavimentazione realizzata? Quali sono i criteri di accettazione e collaudo? Su questo punto non esistono documentazioni esaustive su molte delle pavimentazioni utilizzate per la mobilità lenta.

Per alcuni interventi si possono prendere a riferimento i criteri oggi presenti nei vari documenti normativi, o nelle linee giuda esistenti in materia di pavimentazioni e/o massetti.

In altri tipi di pavimentazione si potranno trovare degli utili consigli nella documentazione tecnica del produttore, non solo sulla corretta posa, ma anche sulle tolleranze, sui possibili difetti, ecc.

In attesa di futuri documenti normativi ritengo utile inserire comunque a livello progettuale/contrattuale alcune indicazioni, anche semplici, relativamente ai criteri di accettazione delle pavimentazioni realizzate.

Questo potrebbe diminuire certamente alcuni possibili futuri contenziosi.

 

Come pulire e manutentare le pavimentazioni

Questo aspetto è sufficientemente affrontato nelle documentazioni tecniche esistenti in materia. Una corretta manutenzione, ma anche la stessa attenzione da porre relativamente alla pulizia, intesa non solo per la parte estetica, ma anche per la parte tecnica con l’obiettivo di mantenere efficiente il sistema.

Questo vale anche nel caso di pavimentazioni discontinue, nel caso di pavimentazioni in masselli, in calcestruzzo drenante, ecc.

Per esempio, le caratteristiche drenanti di un materiale non sono infinite, ma dipendono da quanto succederà dal momento della realizzazione nel corso della vita utile della pavimentazione.

Se la porosità della pavimentazione diminuisse nel tempo a causa del deposito di materiali all’interno del sistema macroporoso, anche la capacità drenante della stessa diminuirebbe, con le possibili conseguenze negative.

Lo stesso potrebbe valere per una pavimentazione in masselli, per la quale una non corretta manutenzione e pulizia degli scarichi potrebbe comportare possibili galleggiamenti.

Tutti aspetti che, una volta analizzati nello specifico caso, dovrebbero essere inseriti nel programma di manutenzione.