Soluzioni Chryso per pavimenti industriali in calcestruzzo che durano nel tempo

Le soluzioni Chryso Italia per realizzare pavimentazioni industriali che durano nel tempo raccolte in un'intervista a Andrea Epi Product Manager Fibers & Spacers.


 

Additivi specifici per pavimentazioni industriali in calcestruzzo

Andrea Dari

I pavimenti industriali sono opere con caratteristiche geometriche e prestazionali speciali, e questo richiede calcestruzzi studiati in modo apposito. Per esempio, devono essere in grado di poter essere estremamente fluidi, ma al tempo stesso non generare in fase di getto e stesa difficoltà agli operatori quali, ad esempio, problemi di ondulazione della superficie. Che tipo di soluzioni avete messo a punto per questa specifica destinazione d’uso?

Andrea Epi

Per rispondere alla domanda dobbiamo prima presentare il Gruppo Chryso. Il Gruppo è nato dalla fondazione di Chrysoleum nel 1942, una storia industriale di oltre 77 anni! Oggi il gruppo che produce additivi chimici destinati principalmente all’edilizia ed in particolare al settore cemento e calcestruzzo ed è composto da oltre 1.300 dipendenti, 22 consociate estere, è presente in più di 100 paesi, 34 siti industriali. Il 15% del nostro staff è responsabile della progettazione fino alla realizzazione delle innovazioni, abbiamo 5 centri di Ricerca & Sviluppo, + di 320 brevetti registrati, il 35% del nostro fatturato è generato da prodotti con vita inferiore ai 5 anni ed abbiamo al nostro interno 26 laboratori applicati agli sviluppi customizzati sulle esigenze dei nostri clienti.

La nostra forza si basa sulla capacità di saper interpretare le problematiche che il cliente incontra e di saperle tradurre in soluzioni.

Abbiamo quindi sviluppato la linea CHRYSO OPTISOL composta da 5 additivi specifici per le pavimentazioni industriali da impiegare in relazione alle richieste del cliente per tipologia di cementi, in relazione alle condizioni climatiche, tempi di carico e scarico, studiati in relazione alla tipologia di mezzi vengono impiegati (laser screed, posa manuale, pompato, etc.).

La capacità del nostro staff e consulenti esterni è quella di assistere e saper consigliare il cliente/committente nella progettazione in relazione alla destinazione d’uso, nella progettazione ed ottimizzazione delle ricette, l’impiego di fibre sintetiche strutturali più adatte tra le quali le più famose ed impiegate RUREDIL X FIBRE 54S, la linea delle non strutturali CHRYSO FIBRE MICRO e quelle di origine naturale CHRYSO FIBRE UF500 essendo come gruppo da sempre attenti alla sostenibilità ecologica.

Nell’ultimo periodo abbiamo sviluppato l’impiego all’interno di pavimenti, in particolare a basso spessore, di un additivo CHRYSO ADCEM PAV SRA destinato al controllo del ritiro durante tutte le fasi di maturazione del calcestruzzo e di tutta la sua vita utile.

Infine esistono poi tutti i trattamenti superficiali destinati alla maturazione corretta del pavimento, dall’antievaporante ecologico CHRYSO CURING ECO, al silicato di litio CHRYSO PAVING PROTECT con funzione indurente superficiale antievaporante ed antipolvere.

 

Soluzioni Chryso per pavimenti industriali in calcestruzzo che durano nel tempo

 

Soluzioni Chryso per la corretta maturazione dei getti in calcestruzzo per pavimenti industriali

Andrea Dari

Durante i climi invernali un tempo di indurimento troppo avanzato può comportare un ritardo eccessivo dell’avvio delle operazioni di frattazzatura, posa e incorporo dello spolvero, creando non pochi problemi per l’operatività delle squadre in cantiere, che possono comportare possibili difettosità successive nella pavimentazione. Avete delle soluzioni specifiche per questo problema e quali suggerimenti pratici potete indicare?

 

Andrea Epi

L’impiego di additivi specifici per il periodo invernale come CHRYSO OPTISOL 15 W e CHRYSO OPTISOL 20 facilitano la messa in opera del calcestruzzo; grazie alle loro performance riescono ad anticipare i processi di idratazione del cemento riducendo in tal modo i tempi posa

L’ultimo arrivato in casa CHRYSO è CHRYSO FINISAFE che è stato formulato specificatamente per facilitare le operazioni di frattazzatura meccanica o manuale migliorando la lavorabilità della superficie rendendola più rapida, meno impegnativa per gli operatori e conferendo una finitura più liscia e robusta.

 

Andrea Dari

Durante i climi estivi accade il problema contrario: una velocità di presa troppo alta può comportare a significative perdite di lavorabilità, e conseguentemente, ad aggiunte di acqua in cantiere (o più tecnicamente alla correzione della fluidità del calcestruzzo in cantiere per ottenere la lavorabilità richiesta… ). Avete delle soluzioni specifiche per questo problema e quali suggerimenti pratici potete indicare?

 

Andrea Epi

È importante impiegare additivi specifici per il periodo estivo come CHRYSO OPTISOL 30 e CHRYSO OPTISOL 40 che sono stati studiati appositamente per dare il tempo al pavimentista di gestire sia le fasi di scarico del calcestruzzo che della sua messa in opera essendo in grado di gestire sia la corretta fluidità che i tempi di presa ed indurimento.

In climi particolarmente caldi consigliamo sempre l’impiego di CHRYSO® SRA che ha il compito di ridurre la tensione superficiale dell’acqua sui pori capillari dell’impasto di calcestruzzo. Questo fenomeno si concretizza riducendo drasticamente il ritiro in fase plastica e la comparsa di microfessurazioni. L’impiego di CHRYSO® SRA consente una diminuzione del ritiro idrometrico nel calcestruzzo alle lunghe stagionature fino al 50%.

Una soluzione alternativa o in associazione è quella dell’impiego di CHRYSO FIBRE UF500 che sono fibre di origine naturale (cellulosa) che grazie alle loro caratteristiche permettono al calcestruzzo una riduzione significativa delle fessurazioni in fase plastica anche del 70%. Le caratteristiche principali sono l’elevato numero per mc: circa 1.600.000 fibre per confezione da 450 grammi che normalmente viene impiegata per un mc; hanno poi la caratteristica di essere sostanzialmente invisibili e grazie alla loro natura trattengono una piccola porzione di acqua che benchè non vada a modificare la lavorabilità del calcestruzzo ne permette poi un rilascio lento andando in tal modo ad agevolare la maturazione del calcestruzzo stesso.

 

Andrea Dari

D’estate si aggiunge un problema, quello della prima stagionatura del calcestruzzo, operazione spesso non prevista dal progettista, non valutata dall’impresa, non richiesta dalla direzione lavori, e le conseguenze si vedono poi nel breve e medio termine. Cosa dovrebbe essere inserito a capitolato? Che soluzioni di prodotti e sistemi potete fornire al settore?

 

Andrea Epi

La stagionatura è una delle attività più delicate di tutto l’intervento anche se spesso viene messa in secondo piano; soprattutto con climi caldi l’attenzione alla superficie deve essere massima; sono stati studiati prodotti come CHRYSO CURING ECO che è un’emulsione acquosa incolore pronta all’uso che, applicata sul calcestruzzo fresco, forma una pellicola antievaporante, facilitando la corretta maturazione del calcestruzzo anche in condizioni termoigrometriche estreme (forte ventilazione e alta temperatura). CHRYSO CURING ECO forma un film continuo microcristallino, che aumenta la compattezza delle superfici trattate. In più la pellicola di CHRYSO CURING ECO non ostacola l’adesione di successivi trattamenti o verniciature sulla superficie trattata.

Nel contempo sarebbe opportuno prevedere la protezione superficiale della pavimentazione mediante impiego di teli TNT tenuti bagnati per almeno 15 gg.

 

Andrea Dari

Per le pavimentazioni in calcestruzzo realizzate in zone che poi risentono dei problemi di cicli gelo/disgelo nella pratica comune vengono utilizzati calcestruzzi con aggiunta di prodotti aeranti o calcestruzzi con bassi rapporti acqua/cemento, anche con trattamenti superficiali. Non sempre però si tiene conto del fatto che durante l’inverno su queste pavimentazioni viene spesso sparso del sale disgelante a base di cloruri (sodio, calcio,…) e questo porta a fenomeni di rapido degrado della piastra. Cosa si dovrebbe fare per evitare questo problema?

 

Andrea Epi

Grazie alle norme in vigore, il progettista oggi è in grado di indicare il calcestruzzo più idoneo in relazione alla sua destinazione d’uso. In particolare la UNI 11104, consente di individuare la corretta combinazione di classi di esposizione dell’opera e di ogni sua singola componente, in funzione dei singoli meccanismi di degrado dell’ambiente sulle strutture. In base alla combinazione delle classi di esposizione che indicano il contenuto minimo di cemento, il rapporto acqua/ cemento massimo e la classe di resistenza minima, si è in grado di individuare le caratteristiche minime che deve possedere il calcestruzzo per proteggere l’opera.

Chryso ha sviluppato una serie di prodotti per limitare questo fenomeno. In particolare CHRYSO®PAVING PROTECT è una soluzione acquosa di litio silicato che è in grado di reagire con la matrice cementizia durante il suo indurimento riducendone la permeabilità all’acqua. Grazie a questa reazione CHRYSO®PAVING PROTECT esercita una funzione sia di regolatore della evaporazione dell’acqua interstiziale in fase plastica e nei primi giorni della fase indurita agendo pertanto come antievaporante interno; applicato su calcestruzzo indurito reagisce con la CO2 dell’aria e l’idrossido di calcio presente nei pori superficiali del calcestruzzo trasformandolo in silicato di calcio aumentando così la resistenza superficiale all’abrasione e di conseguenza limitando l’azione di attacco dei sali disgelanti.

 

Il fenomeno pop out nei pavimenti in calcestruzzo

Andrea Dari

Uno dei problemi più importanti dei pavimenti industriali, da un punto di vista economico, è quello del fenomeno di pop out. Purtroppo si continua a sentire di pavimenti che hanno cominciato a «scoppiettare» e che presentano decine di microcrateri sulla superficie. Quali soluzioni è possibile adottare per evitare questo problema?

 

Andrea Epi

Le cause del fenomeno del pop out possono essere differenti; in particolare la reazione alcali-silice è la variante più severa sia per l’intensità del degrado, sia per l'estensione del fenomeno; si presenta sottoforma di piccoli coni e macchie.

La reazione alcali aggregati si manifesta principalmente sui pavimenti, poiché l’umidità o l’acqua ristagnando sulla superficie agevolano la reazione. Si può presentare anche nei muri ed in altre strutture verticali che però si manifesta sottoforma di fessure dalle quali fuoriesce una sottile forma di gel nerastro. In queste strutture la reazione si nota meno e viene sostanzialmente ignorata, (ad esclusione delle strutture esposte alla carbonatazione) mentre sui pavimenti il pop out è critico.

Per evitare questo fenomeno è innanzitutto importante poter contare sull’impiego di materiale non reattivo e di ridurre le soglie delle forme reattive apportate dagli aggregati.

Secondariamente è necessario separare il getto dal contatto diretto con il terreno evitando il fenomeno di umidità di risalita.

Proteggere la superficie con idonei prodotti tipo CHRYSO®PAVING PROTECT o CHRYSO FINISOL SR200 che è una soluzione di protezione idro ed olerorepellente; entrambi permettono di ridurre la permeabilità superficiale del calcestruzzo.

 

Soluzioni per evitare il problema di delaminazione della superficie nel pavimento industriale

Andrea Dari

Negli ultimi 20 anni, proprio in corrispondenza della diffusione dei prodotti a maggiore efficienza, è scoppiato il caso dei problemi di delaminazione delle superfici del pavimento industriale. Gli esperti evidenziano come il problema nasca principalmente da un errato mix design, mentre qualcuno riporta tra le cause anche le non corrette modalità di posa. In che modo la chimica dell’edilizia può essere di supporto per il contrasto del problema?

 

Andrea Epi

I fenomeni di delaminazione principalmente sono dovuti a tre cause:

  1. errori nei tempi di posa del quarzo - inizio operazioni di spolvero e frattazzatura in anticipo e quindi con la situazione di bleeding ancora in corso e non ultimata, applicazione di un quantitativo di spolvero elevato per anticipare le operazioni di frattazzatura;
  2. mix design errato - eccessivo contenuto di sabbia, eccessivo contenuto di acqua, elevato contenuto di aria;
  3. la situazione climatica al momento del getto che con clima caldo e secco e/o ventilato ha accelerato l’evaporazione dell’acqua ma solo in superficie.

Al fine di ovviare a questa tipologia di degrado superficiale è importante affrontare a monte tutte quelle verifiche sul calcestruzzo (prove di prequalifica) e la protezione del getto in tutte le sue fasi.

Chryso è in grado di dare supporto al cantiere mettendo a disposizione tutto il suo know how assistendo l’impianto durante le fasi di prequalifica e qualifica e dando supporto alla progettazione in relazione alle problematiche da affrontare. La scelta di additivi corretti in relazione alla destinazione d’uso ed alle condizioni al contorno è oggi una necessità imprescindibile.

Abbiamo altresì messo a punto anche trattamenti superficiali per agevolare questa operazione come il CHRYSO FINISAFE descritto precedentemente.

CHRYSO si è portata anche oltre, anticipando i tempi, andando a studiare una gamma completa di additivi unica nel settore denominata LINEA QUAD destinati a soddisfare tutte le esigenze dei produttori di calcestruzzo nel permettere loro di ottimizzare le miscele di calcestruzzo mediante l’impiego anche di aggregati «difficili» tipo sabbie variabili, alto contenuto di fini, alto assorbimento, sabbie di frantumazione, presenza di argille rigonfianti. Questa gamma permette di migliorare le performances del calcestruzzo; impiegare aggregati riciclati (incremento del punteggio nelle gare che prevedono protocolli ambientali Cam/Leed), totale o parziale sostituzione con sabbie più economiche, utilizzo dell’acqua di riciclo; tutto questo si traduce in riparmio €/mc e riduzione delle emissioni.

Infine stiamo introducendo nel mercato la tecnologia CHRYSO ENVIROMIX, che sono polimeri di ultimissima generazione nati dalla nostra R&D in collaborazione con Università ed Associazioni Scientifiche, che permette di produrre additivi personalizzati in relazione alle esigenze del cliente puntando sulla necessità proporre calcestruzzi a basso impatto di CO2.

Grazie a questi nuovi additivi viene anticipata e facilitata la gestione dell’arrivo nel mercato dei nuovi cementi.

 

Pavimenti in calcestruzzo fibrorinforzato: i vantaggi

Andrea Dari

Per ottenere pavimentazioni industriali ad alta tenacità, sempre più spesso è prescritto l’uso di fibre per calcestruzzo. Tipo, qualità e dosaggi, quanto sono determinanti? Avete soluzioni in tal senso per il mercato?

 

Andrea Epi

Per ottenere pavimentazioni industriali ad alta tenacità è fondamentale coinvolgere tutti gli elementi che compongo il calcestruzzo.

Il calcestruzzo è un conglomerato artificiale costituito da miscela di legante, acqua e aggregati fini e grossi (sabbia e ghiaia) e con l'aggiunta, secondo le necessità, di additivi (tra cui anche le fibre) e/o aggiunte minerali che influenzano le caratteristiche fisiche o chimiche, nonché le prestazioni, del conglomerato sia fresco sia indurito. 

Questa definizione è importante perché racchiude in sè l’essenza del prodotto; solo uno studio approfondito del mix design può essere in grado di esaltarne le prestazioni mediante anche l’impiego delle fibre. La tipologia di fibra da impiegare, le sue caratteristiche meccaniche, il rapporto d’aspetto, il diametro equivalente, il numero di fibre per mc, la contemporanea presenza di microfibre per il ritiro plastico e macrofibre per la parte strutturale, la capacità di disperdersi in modo omogeneo all’interno del calcestruzzo sono tutti aspetti da considerare.

Gli aspetti della posa ed il contesto in cui viene destinato il calcestruzzo sono parti imprescindibili dell’intervento, come ad esempio il fatto che una fibra deve essere inattaccabile da agenti chimici ed atmosferici per garantire durabilità all’opera.


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