Le infiltrazioni nelle coperture piane: i dettagli che fanno la differenza

A quali dettagli prestare maggiore attenzione quando si progetta ed esegue un intervento di impermeabilizzazione su coperture piane o terrazze? Il punto con l'arch. Mario Monardo.


 

Coperture: la progettazione del sistema impermeabile

Altro che “Grande Bellezza”. L’Italia o per meglio dire il suo patrimonio edilizio cade a pezzi. Lesioni, crepe, cornicioni e soffitti che cadono, cedimenti di viadotti, scale che scricchiolano. La maggior parte degli edifici sono per lo più vecchi, sprecano tanta energia, necessitano di interventi di manutenzione ma soprattutto fanno acqua da tutte le parti ... 

Negli ultimi venti anni, sono aumentate esponenzialmente in edilizia le controversie legali e contrariamente a quello che molti ritengono, sono aumentate in particolare quelle relative agli interventi di impermeabilizzazione. C’è da chiedersi per quale ragione accade tutto ciò.

La risposta contempla diverse variabili ma tutte riconducibili per lo più ad un termine che oggi è sempre meno diffuso tra i tecnici e progettisti, la progettazione o per meglio dire la “progettazione del sistema impermeabile”.

Le Corbusier riconosceva alla copertura un ruolo di importanza primaria definendola la “quinta facciata”. Non vi è dubbio che la copertura rappresenti nell’organismo edilizio, l’elemento costruttivo più importante e versatile a livello tecnico, formale oltre che simbolico.

Infatti, la copertura rappresenta l’elemento strutturale di completamento di un edifico avente la funzione di fornire protezione agli ambienti sottostanti. La sua forma contribuisce a definire e a caratterizzare la configurazione geometrica dell’edificio ed allo stesso tempo garantisce altre funzioni quali l’isolamento termico, il convogliamento ed il deflusso delle acque meteoriche verso i pluviali di scarico.

 

Impermeabilizzazione: fondamentali sono anamnesi e progettazione

La storia delle impermeabilizzazioni è antichissima ed è strettamente legata alla primaria necessità dell’uomo di proteggersi dalle acque meteoriche al punto di poterlo definire il primo vero “impermeabilizzatore” della storia.

Le coperture piane o a “terrazza”, così definite perché anticamente venivano ricoperte di terra, rappresentano la parte di edificio che più di ogni altra è caratterizzata dall’esposizione agli agenti atmosferici e conseguentemente alla possibilità di infiltrazioni e danni.

La copertura è un organismo complesso dove l’impermeabilizzazione deve essere ben progettata e l’elevato numero di contenziosi dimostra che l’errore più comune che viene commesso sta nella scelta di un prodotto invece che nella corretta progettazione del sistema impermeabile!

 

Problematiche di infiltrazioni nelle coperture piane

 

Una copertura deve essere correttamente progettata e sottoposta ad accurate indagini preliminari soprattutto nel caso di vecchie strutture. Questo iter progettuale può essere definito come una “anamnesi” e non è altro che una indagine che il tecnico/progettista deve svolgere con l’obiettivo di arricchire il quadro delle informazioni utili per il raggiungimento di una corretta analisi preliminare della copertura. Purtroppo, negli interventi di impermeabilizzazione il processo di “anamnesi” e “diagnosi” non viene quasi mai eseguito. Non si persegue un iter diagnostico e progettuale bensì ci si limita ad indicare in modo semplicistico, attraverso documenti sommari e superficiali, il tipo di lavoro da eseguire impiegando determinati prodotti senza valutare correttamente l’aspetto progettuale dell’intervento. 

Tutto l’opposto di un vero progetto volto, invece, ad ottenere quelle informazioni tecniche necessarie, desunte da indagini e verifiche preliminari necessarie a fornire valutazioni e indicazioni sulla corretta scelta del sistema impermeabile e sulla tecnica di posa più adeguata. 

La superficialità e l’assenza di progettazione nella stragrande maggioranza degli interventi di impermeabilizzazione illustrano perfettamente il perché della crescita esponenziale delle innumerevoli contestazioni che investono il comparto delle impermeabilizzazioni in Italia. 

Le cause sono quindi da ricercarsi proprio nell’approccio semplicistico perseguito da molti tecnici, progettisti e, purtroppo, anche da molti applicatori. Non si effettua quasi mai l’anamnesi della struttura da impermeabilizzare. Non si realizzano indagini preliminari sui supporti. Non si progettano i dettagli del sistema impermeabile. Non si descrivono correttamente le lavorazioni da eseguire!!! 

Vengono tralasciati aspetti tecnici fondamentali come ad esempio l’umidità del supporto, le pendenze, gli scarichi delle acque meteoriche che secondo le “nuove tendenze progettuali” devono essere ridotti al minimo in numero e sezione oltre che collocati nei punti meno visibili della copertura per non influire sull’estetica della pavimentazione ...

 

3 elementi per il perfetto funzionamento del sistema impermeabile

È bene ricordare che il perfetto funzionamento di un sistema impermeabile, oltre che dalle prestazioni tecniche e dalla rispondenza alle specifiche caratteristiche della struttura da impermeabilizzare, dipende soprattutto da tre elementi fondamentali: 

  1. una corretta progettazione; 
  2. una corretta applicazione; 
  3. una corretta manutenzione.

Insomma, si tratta di ciò che un tecnico specializzato definisce “la triade impermeabilizzativa”. 

Come già indicato precedentemente la funzione principale della copertura è quella di proteggere gli ambienti sottostanti da pioggia, neve e grandine, vento, sole, oltre quella non meno importante, di smaltire le acque meteoriche. Ed il sistema di smaltimento delle acque meteoriche rappresenta proprio il primo elemento di distinzione tra coperture piane ed inclinate.

 

Progettazione del sistema impermeabile per coperture piane

 

Smaltimento acque meteoriche: differenza tra copertura piana e copertura inclinata

Infatti, viene definita copertura piana l’elemento terminale di un edificio la cui pendenza è inferiore o uguale al 5%. La pendenza è variabile, in funzione delle caratteristiche climatiche del luogo e alla tipologia degli elementi costitutivi il manto di copertura. In una copertura piana la superficie svolge la funzione di convogliare e smaltire le acque meteoriche verso gli scarichi (raccolta e smaltimento).

La copertura inclinata è, invece, costituita da uno o più piani con giaciture inclinate superiori al 5% (solitamente comprese tra il 25% e il 45%). Lo smaltimento dell’acqua meteorica su una copertura inclinata è rapido, in relazione al grado di inclinazione della copertura, ma soprattutto è diretto

Le coperture piane sono le strutture maggiormente sollecitate e quelle, pertanto, più soggette a problemi e rischi di infiltrazione. In particolar modo le superfici rivestite con piastrelle (lastrici solari). 

Non meno rischi di infiltrazione offrono le coperture piane impermeabilizzate con membrane bituminose o manti sintetici lasciati a vista.

 

Dettagli da non trascurare nella progettazione del sistema impermeabile

I fattori di rischio o per meglio dire i dettagli tecnici da verificare per progettare correttamente ed eseguire un intervento “a regola d’arte” al fine di evitare infiltrazioni su coperture piane o terrazze sono diversi. Si tratta di punti critici in cui il sistema impermeabile ed i materiali stessi vengono maggiormente sollecitati oppure dove l’applicazione del sistema non è stata eseguita correttamente ed in modo accurato. 

Di seguito si indicano i principali:

  • ­ ambiti sotto soglia;
  • ­ risvolti verticali;
  • ­ scarichi;
  • ­ attraversamenti;
  • ­ giunti;
  • ­ elementi di raccordo con altri edifici;
  • ­ scale e gradini;
  • ­ balaustre e ringhiere;
  • ­ parapetti;
  • ­ canali di gronda;
  • ­ aiuole.

Oltre ai dettagli sopra menzionati vi sono altri elementi tecnici quasi sempre tralasciati sia in fase di progettazione che in fase di esecuzione dei lavori. Non si tratta di particolari costruttivi ma di aspetti tecnici fondamentali legati alla “progettazione del sistema impermeabile”. Fattori che moltissimi progettisti ed applicatori trascurano:

  • ­ preparazione dei supporti (superfici piastrellate, supporti in CLS, ecc); 
  • ­ presenza di aree di depressione (ristagni di acqua) sui piani di posa; 
  • ­ linee di pendenza inadeguate; 
  • ­ sollecitazioni termo-dinamiche (tipologia ed estensione delle strutture portanti);
  • ­ fattori ambientali (temperatura, azioni di gelo/disgelo, neve, ecc);
  • ­ presenza di agenti di degrado (biodeteriogeni);
  • ­ presenza di macchinari;
  • ­ assenza di manutenzione.

Si tratta di aspetti tecnici tralasciati e quasi mai affrontati dai progettisti. Fattori di rischio che si tramutano sempre in problematiche e relativi danni.

Il tema è senza dubbio complesso e riconducibile ad una impreparazione dei progettisti in ambito impermeabilizzativo. Sicuramente manca ad oggi una figura tecnica specializzata in “progettazione del sistema impermeabile” e la creazione di una nuova figura professionale qualificata potrebbe tramutarsi non solo in una nuova opportunità lavorativa per tanti tecnici ma soprattutto una maggior tutela per i committenti perseguendo la strada della qualità, al fine di garantire un prodotto ed una prestazione eccellenti.


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