Massetti autolivellanti a basso spessore per sistemi radianti

La situazione del mercato italiano dell’edilizia è da sempre improntata alla ristrutturazione. Parallelamente, per migliorare efficacia, efficienza e comfort abitativo, la soluzione del riscaldamento (e raffrescamento) a pavimento è diventata ormai il riferimento nel settore.

Nonostante gli indubbi vantaggi che tale tipo di soluzione porta, vi è ancora molta resistenza dovuta alla complessità ed alla lunghezza dei tempi di realizzazione che sono richiesti.

Per questo ed altri motivi, un segmento del settore del riscaldamento a pavimento sta avendo un incremento interessante e di pari passo, i prodotti di complemento associati. Parliamo dei sistemi generalmente definiti “a basso spessore” dove il tutto si risolve in pochi centimetri.

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Quando nella ristrutturazione ogni millimetro del pavimento può essere prezioso

Tali soluzioni sono ideali quando, avendo abbastanza altezza nei locali da ristrutturare, non si vuole demolire il pavimento esistente. Si procederà semplicemente in sovrapposizione, riducendo costi e tempi di esecuzione. Sono altresì importanti quando si è scarsi con le quote ed ogni millimetro può essere prezioso.

La varietà di tali sistemi è elevata, ma in generale possiamo dire che, tramite l’uso di prodotti specifici per la realizzazione del massetto, è possibile avere spessori sopra tubo di appena 10 mm (o anche meno!).

È chiaro che le sollecitazioni a cui sono sottoposti i massetti applicati a tali sistemi sono molto più importanti. Non da meno, la lavorabilità degli stessi deve permettere una esecuzione ottimale della posa. Per tale motivo, Saint-Gobain Italia, come altri produttori, offre al mercato delle referenze appositamente studiate.

Massetti a basso spessore autolivellanti: le principali caratteristiche prestazionali

In primo luogo la reologia. È quasi ovvio che per ottenere uno spessore di massetto che può anche essere inferiore ai 20mm occorra muoversi nel campo dei prodotti fluidi. Da norma EN 13318 sono definiti come massetti autolivellanti ed il loro comportamento fluido permette di riempire completamente la struttura portante dei sistemi radianti potendo contemporaneamente gestire al meglio i livelli di spessore. Un classico massetto a consistenza terra-umida non potrebbe permetterlo.

In secondo luogo le prestazioni meccaniche. Qui, occorre premettere che, le resistenze richieste hanno due motivi di esistere. Infatti, devono avere sufficienti prestazioni meccaniche durante la fase cantieristica, in particolare prima della posa della pavimentazione finale. Pensiamo ad esempio all’operatore a cui cade un attrezzo sull’autolivellante o al carico concentrato che si ha con l’uso di scala o similare.

Le prestazioni del sistema impianto radiante + massetto autolivellante sono influenzate da tanti fattori

In primo luogo la struttura del sistema radiante, la comprimibilità/compressione di eventuali pannelli isolanti, l’eventuale ancoraggio al fondo portante.

I produttori dei sistemi radianti e quelli dei massetti autolivellanti sono chiamati congiuntamente a verificare le resistenze meccaniche ottenibili e che possono essere garantite.

Parliamo ad esempio della resistenza alla caduta di grave. La norma EN 13813 cita la EN ISO 6272 che non può però entrare nel merito del sistema radiante. Quali saranno quindi le prestazioni del massetto se il grave (martello, avvitatore, livella) cade in corrispondenza di un tubo? E se invece del tubo abbiamo un “fungo/bugna” del pannello? Occorre quindi una analisi approfondita del singolo sistema radiante in abbinamento al massetto autolivellante.

Altro aspetto molto importante ed ancora più critico è quello della resistenza a flessione che il sistema costituito da radiante + massetto si trova ad affrontare quando è presente un pannello isolante o comunque la struttura dell’impianto possiede una certa comprimibilità. Diversi sistemi radianti sono costituiti da materiali che, pur avendo una certa rigidità, presentano anche una deformazione seppur minima se sottoposti a carichi. Altre volte è concretamente presente un pannello isolante a basso spessore. Questo significa che il massetto autolivellante sovrastante, se sottoposto ad un carico puntuale, tenderà ad un comportamento flessivo. La resistenza quindi del massetto, legata anche allo spessore di applicazione, potrebbe non essere sufficiente.

La semplice immagine sottostante della sezione di un sistema con e senza isolante vuole spiegare, in modo quasi banale, l’effetto appena descritto. Se siamo in presenza di uno strato deformabile (strato blu a destra), questo tenderà a schiacciarsi maggiormente nella zona sottoposta al peso. In tale punto, il sovrastante massetto avrà un comportamento flessivo e potremmo osservare la comparsa di crepe.

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Legenda
Grigio: solaio portante
Rosso: pannello radiante
Azzurro: tubi del sistema radiante
Blu: strato isolante deformabile

 

In ultimo, il ritiro igrometrico del massetto autolivellante. Al contrario dei prodotti posati per la realizzazione di un normale piano di posa, in questo caso abbiamo una notevole amplificazione del ritiro, causato dalla maggiore e forzata asciugatura.

Come da norma EN1264-4, la prima accensione deve essere effettuata con incremento graduale, e fino alla temperatura massima di progetto. È chiaro che in una posa normale, il massetto non subisca questo trattamento termico ed è altrettanto evidente che i movimenti da ritiro igrometrico vengano sensibilmente aumentati. Perciò la scelta del massetto autolivellante deve essere correlata al comportamento che esso ha in tali condizioni. Per tale motivo, nonostante l’atavico e ingiustificato timore nell’uso di tali sistemi leganti, si tende a preferire prodotti a base anidrite o similari, che consentono movimenti ridotti anche se sottoposti a temperature elevate. Va infatti aggiunto, che diversi sistemi rapidi, molto efficaci per lo sviluppo di elevate prestazioni meccaniche a brevi scadenze, hanno il grosso limite di basarsi su una massiccia formazione di ettringite in fase plastica. Questa è estremamente efficace anche per il contenimento del ritiro igrometrico a patto di mantenere la temperatura ambiente. Infatti, anche un minimo incremento di temperatura come avviene nei sistemi radianti, tende a decomporre l’ettringite stessa ed a causare ritiri molto elevati.

Questo comportamento deve anche essere correlato al fatto che molti sistemi radianti funzionano da strato desolarizzante fra massetto e supporto. Tranne il sistema stesso, che comunque non è in genere particolarmente rigido, non vi è nulla a contrastare o limitare il movimento da ritiro igrometrico del massetto.

Possiamo quindi concludere che è quanto mai fondamentale lo studio congiunto fra sistema radiante e massetto autolivellante, per garantire un sistema radiante efficiente e confortevole.

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