Calcestruzzo: senza la presenza del controllore in cantiere, cioè il Direttore Lavori, non esiste controllo …

In una recente sessione di interviste realizzate da INGENIO CA sulla qualità del calcestruzzo è emerso che vi sia un problema di controlli del calcestruzzo. Abbiamo deciso, sempre con l'aiuto di esperti del settore, di approfondire il tema. Ecco cosa è emerso dall'intervista a Gianluca Pagazzi, uno dei tecnici che oltre ad avere maturato l'esperienza del Progetto Concrete, ha un curriculum di lunga data su cantieri e impianti di betonaggio.

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Calcestruzzo: cosa controllare in cantiere?

Andrea Dari: Il calcestruzzo è un materiale prodotto in modo discontinuo per cantieri che durano più giorni: nella tua attività di Tecnico che si occupa di controlli quale è il problema che si presenta, purtroppo, con maggiore frequenza e a cosa è dovuto ?

gian-luca-pagazzi.jpgGianluca Pagazzi:  

Per quanto mi riguarda non ho eccessivi problemi nel controllare il materiale, sia in fase di qualifica preliminare che in fase di accettazione. Probabilmente, avendo sempre effettuato i controlli, sin dai primi lavori, il tutto mi è entrato “nelle vene” e avviene in automatico.

Però, per controllare bisogna conoscere ed essere presenti: la conoscenza è fondamentale e la presenza idem.

Bisogna conoscere il processo di produzione, le modalità di trasporto, quando si tratta di completamento del carico, prima della consegna, per raggiungere il rapporto acqua/cemento” o “aggiunte d’acqua” (punto 5.3.1 “Linee Guida per la produzione, il trasporto ed il controllo del calcestruzzo preconfezionato” elaborate dal “Servizio Tecnico Centrale” del Consiglio Superiore dei LL.PP), avere le idee chiare sul tipo di controllo di accettazione: “tipo e numerosità”, prove per prestazioni diverse dalla consistenza e compressione, capire come e quando potrebbero alterare la miscela in cantiere.

Il problema che si presenta, in parecchie circostanze, è l’assenza del Direttore Lavori e ultimamente, per non pagare il servizio di personale esperto nel fare il prelievo, l’esecuzione dei provini da parte di chiunque stazioni in cantiere, ignorando completamente le normative di riferimento per il prelievo, il confezionamento e la conservazione dei provini, generando ancora più problemi e confusione relativamente ai controlli di accettazione. 

Andrea Dari: Che tipi di controlli in generi esegui in cantiere durante la fornitura di calcestruzzo e con che frequenze?

Gianluca Pagazzi:  

Divido sempre il controllo in due momenti: 1. fase di qualifica preliminare e 2. controllo della fornitura in cantiere.

1. In fase di qualifica preliminare alla fornitura della miscela del calcestruzzo.

Sempre:

  • Classe di consistenza: Abbassamento al cono di Abrams – UNI EN 12350-2 e/o diametro di spandimento con tavola a scosse - UNI EN 12350-5.
  • Massa volumica del calcestruzzo fresco – UNI EN 12350-6.
  • Contenuto d’aria - UNI EN 12350-7.
  • Resistenza a compressione dei provini UNI EN 12390-3 (UNI EN 12390-1,2,4)
  • Resistenza cubica a compressione a 24 ore;
  • Resistenza cubica a compressione a 3 giorni;
  • Resistenza cubica a compressione a 7 giorni;
  • Resistenza cubica a compressione a 28 giorni.
  • Resistenza alla penetrazione dell’acqua – UNI 12390-8.

Altre prove, a titolo di esempio verranno elencate solo alcune, quando sono richieste progettualmente determinate prestazioni:

  • Ritiro – UNI 11307 e/o UNI EN 12390-16;
  • Determinazione dell’espansione contrastata del calcestruzzo contenente l’agente espansivo – UNI 8148;
  • Calcestruzzi con classi di esposizione “XF” – Resistenza cicli gelo-disgelo UNI CEN/TS 12390-9;
  • Calcestruzzi con classi di esposizione “XD” – Determinazione della resistenza ai cloruri del calcestruzzo, diffusione unidirezionale – UNI EN 12390-11;
  • Modulo elastico secante a compressione – UNI EN 12390-13.

2. In fase di accettazione del calcestruzzo

  • Classe di consistenza: Abbassamento al cono di Abrams – UNI EN 12350-2 e/o diametro di spandimento con tavola a scosse - UNI EN 12350-5

  • Massa volumica del calcestruzzo fresco – UNI EN 12350-6;

  • Contenuto d’aria - UNI EN 12350-7.


Nota al controllo della “consistenza al getto”: 

Per il controllo della classe di consistenza, conoscendo bene il sistema di produzione, riesco a verificarla con un’operazione che non segue la via normativa: praticamente con il controllo del manometro, che segnala lo sforzo di rotazione della betoniera. Quindi, mi procuro le correlazioni manometro/slump e procedo. Il manometro non sbaglia. Comunque, verifico a campione la bontà della correlazione, con più interventi sulle prime betoniere. 

Anche in questo caso si capisce benissimo che per controllare bisogna necessariamente essere specialisti del settore, conoscere le procedure produzione e trasporto, altrimenti è bene nominare un “tecnico specialista”, che affianchi il Direttore Lavori nelle fasi più delicate delle lavorazioni preliminari al getto, nelle qualifiche preliminari, nel controllo in fase di accettazione, nell’esecuzione e il controllo della fase di getto, compattazione e maturazione del getto stesso.


  • Resistenza a compressione dei provini UNI EN 12390-3 (UNI EN 12390-1,2,4)
  • Resistenza cubica a compressione a 28 giorni. 
  • Resistenza a compressione dei provini UNI EN 12390-3 ad altre stagionature secondo il paragrafo 11.2.7 del D.M. 17.01.2018.

Per particolari esigenze di cantiere, prove complementari per condizioni di maturazione e tempistiche diverse dalle condizioni standard, come previsto dal D.M. 17.01.2020, paragrafo “11.2.7. PROVE COMPLEMENTARI” - Sono prove che eventualmente si eseguono al fine di stimare la resistenza del calcestruzzo in corrispondenza di particolari fasi di costruzione (precompressione, messa in opera) o in condizioni particolari di utilizzo (temperature eccezionali, ecc.). (…)

Altre prove, a titolo di esempio, quando sono previste dal progetto o si ritiene necessario approfondire su determinate caratteristiche:

  • Ritiro – UNI 11307 e/o UNI EN 12390-16;
  • Determinazione dell’espansione contrastata del calcestruzzo contenente l’agente espansivo – UNI 8148;
  • Resistenza alla penetrazione dell’acqua – UNI 12390-8;
  • Calcestruzzi con classi di esposizione “XF” – Resistenza cicli gelo-disgelo UNI CEN/TS 12390-9;
  • Calcestruzzi con classi di esposizione “XD” – Determinazione della resistenza ai cloruri del calcestruzzo, diffusione unidirezionale – UNI EN 12390-11;
  • Modulo elastico secante a compressione – UNI EN 12390-13.

 

Andrea Dari: Per forniture importanti il tecnico addetto ai controlli dovrebbe essere sempre presente in cantiere quanto si getta?

Gianluca Pagazzi:  

Ormai mi conosci e sai benissimo che tipo di risposta ti potrei dare per puntualizzare su tale problematica e l’importanza del controllo: non solo essere presente, ma mangiare e dormire in cantiere … perché la minaccia di qualche “situazione critica” è costantemente in agguato … Inoltre, per chi si occupa di strutture di calcestruzzo armato, non esiste solo il getto, ma esiste il controllo delle armature, la casseratura, il copriferro, la modalità di getto, la tecnologia per avere un’altezza libera di getto inferire ai 50 cm e non far schiantale il calcestruzzo dal oltre 4/5 metri ecc. ecc., la compattazione e maturazione dei getti … tutte attività che concorrono a realizzare strutture durevoli nel tempo. 

 

Andrea Dari: Si eseguono controlli post getto per verificare la esecuzione corretta della stagionatura?

Gianluca Pagazzi:  

Andrea, se tu mi facessi dire la verità in questo campo mi crocifiggerebbero …, penso che ci siano pochissimi Direttori Lavori che eseguono questo tipo di controllo e molti ignorano l’esistenza della maturazione stessa, che deve essere controllata e che il controllo è di loro competenza.

Qualche anno fa, in un cantiere dove c’erano stati dei problemi, il Direttore Lavori e il suo collega Collaudatore, entrambi con laurea in Ingegneria e regolare iscrizione all’Ordine professionale, mi hanno detto, con intrinseca arroganza e supponenza appartenente a certi soggetti, che “la stagionatura del calcestruzzo era un’invenzione dei produttori di calcestruzzo … per non assumersi la responsabilità delle fessure …” aggiungendo anche una nota per la maturazione in atmosfera controllata dei provini che preferisco non riportare … a tale affermazione come potevo rispondere?

A modo mio o rinchiudermi in ritiro spirituale per 40 giorni in un convento? … lascio a te l’immaginazione della mia risposta … per tale spiegazione rimando tutti alla parte finale della mia precedente intervista, relativamente alle “uniche due certezze della vita” … 

 

Tecnologia del calcestruzzo e normativa di riferimento: "Testo Unico del Calcestruzzo", sì o no?

Andrea Dari: Quanta conoscenza delle norme relative al controllo del calcestruzzo c’è tra chi opera nella filiera, dal produttore al tecnico?

Gianluca Pagazzi:  

I tecnologi del calcestruzzo hanno una buona e/o eccellente conoscenza della normativa di settore, stessa cosa per molti tecnici di laboratorio,  per alcuni casi singolari di Imprese e Direttori Lavori c’è consapevolezza e conoscenza dell’argomento, ma per stragrande maggioranza di Imprese e Direttori Lavori “mi avvalgo della facoltà di non rispondere” per evitare di scatenare l’inferno. Grandi soddisfazioni, al contrario di quello che si dice e pensa, l’ho avuta con il confronto diretto con le maestranze, nazionali e straniere, che pur non conoscendo a memoria i riferimenti normativi, risultano molto più attente, sensibili e preparate al controllo e/o alle metodologie di messa in opera e maturazione della “parte tecnica” che dovrebbe sovraintendere al loro operato.  

 

Andrea Dari: Troppe norme sul controllo del calcestruzzo? Si dovrebbe arrivare a un testo unico?

Gianluca Pagazzi:  

Potrebbe essere utile, ma basterebbe conoscere che esistono, intanto tutti sappiamo dove cercarle e trovarle: in questo campo l’avvento di internet ha dato un notevole aiuto a tutti.

I professionisti del settore dovrebbero conoscere le prestazioni attese. In relazione alle prestazioni da verificare, applicare il controllo relativo, secondo la norma che lo regola: controllare è un mestiere non un’attività complementare allo studio di ingegneria, di architettura, di geometra o di perito. Il tecnico che esegue i controlli non deve essere un “tuttologo all’italiana”, ma uno specialista del settore, per la conoscenza del materiale da testare e prove collegate. 

Nota storica: il testo unico per le norme era comparso sul territorio nazionale come raccolta, se non ricordo mal nel 1992 o comunque negli anni 90, grazie ad un enorme lavoro dell’allora “CALCESTRUZZI S.p.A. di Ravenna”, coordinato da Roberto Marino, testo eccellente per chi come il sottoscritto si avvicinava al settore e dopo alcuni anni dalla divulgazione, per la numerosità delle norme stesse e grazie alla diffusione dell’informatica, è stato prodotto un pratico “cd”. 

 

Andrea Dari: C’è una norma per te assolutamente da aggiornare se non da cambiare?

Gianluca Pagazzi:  

Il primo intervento che proporrei sarebbe quella di integrare e adeguare il D.M. 17.01.2018 all’evoluzione del settore e per evitare le scuse dei professionisti nello stare obbligatoriamente in cantiere.

Quindi riporterò alcuni spezzoni di paragrafi del decreto, con le integrazioni proposte in grassetto:

11.2.4. PRELIEVO E PROVA DEI CAMPIONI

Un prelievo consiste nel prelevare dagli impasti, al momento della posa in opera ed alla presenza del Direttore dei Lavori o di un tecnico da lui incaricato, il calcestruzzo necessario per la confezione di un gruppo di due provini. Il Direttore Lavori o il tecnico da lui incaricato, ha l’obbligo di essere presente in cantiere al momento del getto e del prelievo dei provini. L’incarico al suo tecnico di fiducia, il Direttore Lavori, deve attribuirlo mediante un atto ufficiale e avere traccia legale di trasmissione (raccomandata e/o posta elettronica certificata). Inoltre, il tecnico incaricato, deve essere un professionista di pari requisiti del Direttore Lavori, con relativa iscrizione all’Ordine Professionale di competenza.

11.2.5. CONTROLLO DI ACCETTAZIONE

Il controllo di accettazione è eseguito alla presenza del Direttore dei Lavori, o di un tecnico da lui incaricato (vedi paragrafo 11.2.4), su ciascuna miscela omogenea e si configura, in funzione del quantitativo di calcestruzzo in accettazione, nel:

  • controllo di tipo A di cui al § 11.2.5.1;
  • controllo di tipo B di cui al § 11.2.5.2;
  • controllo di tipo C (vedi nella “Nota” che segue la proposta di inserimento di un terzo tipo di controllo).

Il controllo di accettazione è positivo ed il quantitativo di calcestruzzo accettato se risultano verificate le disuguaglianze di cui alla Tab. 11.2.I seguente:

(…)

Il prelievo, il controllo sul calcestruzzo fresco e confezionamento dei provini da inviare al laboratorio per tutte le tipologie di prove, deve essere effettuato esclusivamente da un tecnico di Laboratorio, di cui all’art. 59 del DPR n. 380/2001 o da un tecnico, comunque esterno all’impresa e al fornitore di calcestruzzo, abilitato e certificato da un organo terzo indipendente, che ne rilascia la certificazione. Per mantenere tale certificazione, il tecnico, ha l’obbligo di sottoporsi alla verifica annuale, effettuata sempre da un organismo terzio indipendente. 


Nota: 

Chi dovrà esegue materialmente il prelievo, le prove sul fresco e il confezionamento dei provini, deve essere “un tecnico di un Laboratorio di cui all’art. 59 del DPR n. 380/2001 o un tecnico abilitato e certificato da un organismo terzo indipendente”, e sarebbe la novità, dopo un periodo di formazione obbligatoria, con un percorso di formazione e abilitazione codificato, il tutto per permettere la correttezza e l’oggettività del controllo, evitando che i provini vengono confezionati “da chiunque passi per il cantiere” o il “dipendente generico dell’impresa”, solo per evitare il pagamento di personale specializzato, il tutto per scongiurare problematiche causate per l’irregolarità del prelievo, errate modalità di confezionamento e stagionatura, che pregiudicherebbero per sempre il risultato finale del controllo di accettazione.

Per quanto riguarda la tipologia dei controlli di accettazione, inoltre, potrebbe essere fatta un’importante riflessione su una “modifica strutturale” dei controlli di accettazione, cambiare totalmente l’attuale controllo di “Tipo A”, che diventerebbe il “nuovo controllo di Tipo B”, prendendo spunto dall’approccio spagnolo, introdurre un controllo per un singolo prelievo, che diventerebbe il “nuovo controllo di Tipo A”, mantenendo la struttura dell’attuale controllo di “Tipo B”, introducendo una limitazione temporale entro la quale deve essere completato, a titolo di esempio si potrebbe proporre di racchiuderlo i quattro settimane di getto, che diventerebbe il “nuovo controllo di Tipo C”,  il tutto ispirandoci a quanto pensato, studiato e riportato da Roberto Marino nelle sue eccellenti e accorte pubblicazioni (vedi ad esempio: “Direzione Lavori e Controlli di Accettazione. Riflessioni e proposte.” - “Ingenio-web 19.062013”).


11.2.5.3 PRESCRIZIONI COMUNI PER ENTRAMBI I CRITERI DI CONTROLLO

Il prelievo dei provini per il controllo di accettazione va eseguito alla presenza del Direttore dei Lavori o di un tecnico di sua fiducia da lui incaricato, come descritto al paragrafo 11.2, che ha l’obbligo di essere sempre presente durante le operazioni di getto e al momento del prelievo, il quale provvede alla redazione di apposito verbale di prelievo e dispone l’identificazione dei provini mediante sigle, etichettature indelebili, ecc.; la certificazione effettuata dal laboratorio prove materiali deve riportare riferimento a tale verbale.

Inoltre, il Direttore dei Lavori, è l’unico responsabile della corretta stagionatura dei provini, secondo la norma UNI EN 12390-2, fino alla consegna al laboratorio di cui all’art 59 del DPR n. 380/2001. La mancanza di regolarità della stagionatura, comporterà l’invalidamento del controllo di accettazione e tutte le conseguenze dovute a tale invalidamento, saranno a carico del Direttore Lavori.

Il secondo intervento che proporrei sarebbe quella di integrare e adeguare le “Linee Guida per la produzione, il trasporto ed il controllo del calcestruzzo preconfezionato” elaborate dal “Servizio Tecnico Centrale” del Consiglio Superiore dei LL.PP, dando specifica identità alla “resistenza media minima di target del calcestruzzo”, cioè quella resistenza a cui dovrebbe ispirarsi chi produce calcestruzzo, affinché la probabilità di insuccesso dei controlli di accettazione sia ridotta al minimo. La verifica di “resistenza media minima di target del calcestruzzo” deve essere fatta in sede di certificazione del processo, in tutte le verifiche annuali e in altre verifiche non programmate a discrezione dell’organismo stesso, che devono avvenire senza preavviso.

Per quanto seguirà, ringrazio sempre Marino Roberto per avermi illuminato e ispirato su tali tematiche, che spero di aver ben capito e digerito e vedremo di seguito di spiegare di cosa si tratta. 

Dalla pubblicazione “Use of control charts in the production of concrete” by Ian Gibb and Tom Harrison – MPA/BRMCA – ERMCO, si ha quanto segue:

la “resistenza media di target del calcestruzzo” è impostata per raggiungere un equilibrio tra i seguenti requisiti:

  • alta probabilità di raggiungere una popolazione con almeno il frattile specificato per la resistenza caratteristica a compressione;
  • basso rischio di fallimento del criterio di resistenza caratteristica minima (fck – 4 o Rck – 3,5); 
  • basso rischio per la sicurezza;
  • basso rischio per i clienti;
  • basso rischio per i produttori; 
  • prodotto prestazionale, competitivo ed economico. 

La “resistenza media minima di target”, viene selezionata dal produttore, il quale lo deve fare per rispettare determinati valori minimi. 

La “resistenza media di target” non dovrebbe mai essere inferiore a: 

fck + kσ  con k = 1,64

fck + 1.64σ, 

dove σ = deviazione standard/scarto quadratico medio ottenuta dai dati di controllo precedentemente rilevati,

ma, normalmente, deve essere superiore a questo valore, poiché, con tale k (= 1,64), non si riuscirebbe a soddisfare la condizione che al massimo il 5% del valori può essere più basso della resistenza caratteristica.

Requisiti Nazionali, requisiti di un ente di certificazione o altri requisiti possono imporre una “resistenza media minima di target”.

L'esperienza del Regno Unito è quella di una “resistenza media minima di target” pari a:

fck + 1.96σ 

con almeno 16 risultati al mese di autocontrollo si ha la possibilità  di un buon equilibrio tra requisiti visti precedentemente. Quindi, si otterrebbe così, il rispetto del margine di 3σ, con il rischio di non  rispettare il requisito di resistenza minima “fck – 4” ridotto all’1%o (uno per mille).

Dati raccolti dall'Ente di Certificazione Britannico sulle non conformità dei singoli lotti, mostra che il tasso effettivo di non conformità, applicando il k = 1,96, è di un ordine di grandezza inferiore a quello richiesto e questo è dovuto al controllo attivo della produzione, ai limiti imposti e il tutto confermerebbe la bontà di quanto precedentemente riportato.

Inoltre dal “Rapporto CEN CR  13901” si ha:

se la resistenza media del calcestruzzo è ottenuta dalla relazione

fcm = fck + kσ 

dove σ = deviazione standard/scarto quadratico medio ottenuta dai dati di controllo precedentemente rilevati;

k = costante assunta maggiore di 1,65.

Il valore di questa costante riflette la qualità della produzione dell’impianto e il grado di rischio commerciale che il produttore intende assumersi. In realtà, i produttori, non possono lavorare  ipotizzando che non più del 5 % dei risultati di prova risulti inferiore al valore caratteristico, in questo caso il valore di k deve essere assunto pari a 1,95, la procedura è del tutto simile a quanto illustrato da Ian Gibb e Tom Harrison.

Nella normativa italiana, D.M. 17.01.2018, è riportato quanto segue:

11.2.10.1 RESISTENZA A COMPRESSIONE

In sede di progetto strutturale si farà riferimento alla resistenza caratteristica a compressione su cubi Rck così come definita nel § 11.2.1.

Dalla resistenza cubica si passerà a quella cilindrica da utilizzare nelle verifiche mediante l’espressione: 

fck = 0,83 Rck [11.2.1]

Sempre in sede di previsioni progettuali, è possibile passare dal valore caratteristico al valor medio della resistenza cilindrica mediante l’espressione

fcm = fck + 8 [N/mm2] [11.2.2]

… quindi sarebbe logico che si producesse con:

fcm = fck + 8  o  Rcm = Rck + 9,6  

Quindi, definita la resistenza media di targhet, fcmt, il produttore ricaverà il rapporto a/c e può progettare la miscela completa di tutti i suoi componenti.

Naturalmente per fare un passaggio così importante, servirebbe un “tavolo di lavoro” tra esperti del settore, da dove dovrebbe uscire una metodologia unica per individuare la “resistenza media minima di target del calcestruzzo”. Tutto ciò ci metterebbe nelle condizioni di dare una svolta alla “Certificazione del processo”, portando integrazioni sostanziali, che sposterebbero il tutto verso una maggiore scurezza nella realizzazione delle strutture di calcestruzzo armato però, tale pensiero, allo stato attuale delle cose, è solo nella testa di pochi tecnici del settore. 

Quindi, se a titolo di esempio dovessimo affidarci al “Rapporto CEN CR  13901”, al fine di assicurare che almeno il 95% delle prove risulti maggiore della resistenza caratteristica, avremo quanto segue:

Rcmt = Rck + 1,95 σ 

dove:

Rck = resistenza caratteristica;

Rm = resistenza media;

σ = deviazione standard/scarto quadratico medio;

Nota 1: il moltiplicatore 1,48 non è alternativo a 1,95 ed è da impiegarsi esclusivamente nel “Controllo di accettazione di Tipo B”.

Nota 2: il moltiplicatore 1,95 e non è alternativo a 1,64, da impiegarsi solamente nell’autocontrollo interno, al fine di garantire che al massimo il 5 % dei risultati di prova risulti inferiore al valore caratteristico.

Nota 3: la “follia nazional-popolare” di considerare Rcmt = Rck + 3,5 o poco più, deve essere bandita dal territorio italiano.  


Nota: 

Inoltre, al fine di evitare lo sviluppo di altra fantasia tecnologicamente perversa, sarebbe opportuno imporre a livello nazionale, con le normali variabili di carattere zonale e/o regionale, un prezzo minimo per il calcestruzzo, al di sotto del quale è vietato andare. Altrimenti, tutti i discorsi sarebbero vani e svilupperebbero solo “tecnologie di risparmio scarsamente prestazionali”.


Conclusioni

Solo con conoscenza, formazione, regole certe e soprattutto “presenza in cantiere” si potrà affrontare, con serenità, la spigolosa problematica dei controlli del calcestruzzo. Il controllo del calcestruzzo NON è prelevare una coppia al giorno di provini cubici, come qualcuno follemente pensa e sostiene, ma un percorso virtuoso che parte dalle qualifiche preliminari fino al prelievo in opera, passando dai prelievi e controllo sul fresco in impianto e cantiere. Quindi, “cosa sono i controlli del calcestruzzo e come si dividono?” La risposta viene data dal paragrafo “11.2.2 Controlli di qualità del calcestruzzo” del D.M. 17.01.2018:

“Il calcestruzzo deve essere prodotto in regime di controllo di qualità, con lo scopo di garantire che rispetti le prescrizioni definite in sede di progetto.

Il controllo si articola nelle seguenti fasi:

• Valutazione preliminare

Serve a determinare, prima dell’inizio della costruzione delle opere, la miscela per produrre il calcestruzzo in accordo con le prescrizioni di progetto.

• Controllo di produzione

Riguarda il controllo da eseguire sul calcestruzzo durante la produzione con processo industrializzato del calcestruzzo stesso.

• Controllo di accettazione

Riguarda il controllo da eseguire sul calcestruzzo utilizzato per l’esecuzione dell’opera, con prelievo effettuato contestualmente al getto dei relativi elementi strutturali.

• Prove complementari

Sono prove che vengono eseguite, ove necessario, a complemento delle prove di accettazione.

Le prove di accettazione e le eventuali prove complementari, compresi i carotaggi di cui al punto 11.2.6, devono essere eseguite e certificate dai laboratori di cui all’art. 59 del DPR n. 380/2001.

l costruttore resta comunque responsabile della qualità del calcestruzzo posto in opera, che sarà controllata dal Direttore dei Lavori, secondo le procedure di cui al § 11.2.5.”

Inoltre, non va dimenticato, anzi andrebbe sempre aggiunto per verificare la bontà dell’esecuzione e maturazione dei getti, il controllo della resistenza in opera del calcestruzzo, che troviamo al paragrafo “11.2.6 Controllo delle resistenze del calcestruzzo in opera” del D.M. 17.01.2018:

La resistenza del calcestruzzo nella struttura dipende dalla resistenza del calcestruzzo messo in opera, dalla sua posa e costipazione, dalle condizioni ambientali durante il getto e dalla maturazione.

Nel caso in cui:

a) le resistenze a compressione dei provini prelevati durante il getto non soddisfino i criteri di accettazione della resistenza caratteristica prevista nel progetto, oppure

b) sorgano dubbi sulle modalità di confezionamento, conservazione, maturazione e prova dei provini di calcestruzzo, oppure

c) sorgano dubbi sulle modalità di posa in opera, compattazione e maturazione del calcestruzzo, oppure

d) si renda necessario valutare a posteriori le proprietà di un calcestruzzo precedentemente messo in opera, si può procedere ad una valutazione delle caratteristiche di resistenza attraverso una serie di prove sia distruttive che non distruttive.

Tali prove non sono, in ogni caso, sostitutive dei controlli di accettazione, ma potranno servire al Direttore dei Lavori od al collaudatore per formulare un giudizio sul calcestruzzo in opera.

(…)”

Carissimo Andrea, anche in questa intervista sono arrivato alla fine e suppongo di aver annoiato abbastanza chi ha sottratto qualche minuto alla sua vita quotidiana, per prestare attenzione alle mie folli e forse un po’ visionarie idee.

Per concludere e non tediare più i lettori, possiamo tranquillamente affermare che: “… senza la presenza del controllore in cantiere, cioè il Direttore Lavori, non esiste controllo …”.

Sarebbe come disputare una partita di calcio senza arbitro, con la conseguenza che squadre fallose e improvvisate, potrebbero avere la meglio su squadre ben organizzate, con una strategia tattica di gioco pensata e ragionata, adeguatamente disposte in campo, non fallose e tecnicamente superiori, poiché, la mancanza dell’arbitro, favorirebbe le prime penalizzando le seconde, falsando per sempre il risultato di quella partita.

Quindi, da tutto ciò cosa si può dedurre? Che l’arbitro e i suoi assistenti devono stare sempre in campo, che tradotto nel nostro linguaggio: “… che il Direttore Lavori e/o i suoi Incaricati devono stare sempre in cantiere …”, naturalmente con congruo riconoscimento economico, proporzionato a difficoltà e responsabilità che a tali ruoli competono e, rimanendo in tema di calcio, in molti casi richiedere anche l’intervento del “VAR” – “Video Assistant Referee“ … meglio conosciuto nel gergo di cantiere, con il nome di “carotatrice con supporto a colonna”.

Un saluto a tutti

Gianluca Pagazzi 


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