Calano le ore lavorate nei cantieri ma segnali positivi da agosto: i dati delle Casse Edili dell'ultimo anno

20/10/2020 955

Durante l'evento fieristico del SAIE a Bologna sono stati presentati i dati dell’Osservatorio statistico delle Casse Edili che mostrano una stima di un -11,7% di massa  salari a livello nazionale e di un calo delle ore lavorate del 12,6% rispetto all'anno precedente. 

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La ripresa possibile dell’edilizia in una Italia a tre velocità

Per il presidente della CNCE Carlo Trestini “dobbiamo essere ottimisti, ma il calo di attività resta elevato. E se il Nord è ripartito e al Centro si registrano segni positivi, nelle regioni del Sud la situazione resta drammatica.”

Una stima di un -11,7% di massa salari a livello nazionale e di un calo delle ore lavorate del 12,6% rispetto all’anno precedente. Una contenuta riduzione del numero degli operai attivi, ovvero impiegati nei cantieri aperti, pari all’1,9%, ma una contrazione ben più consistente per quanto riguarda le imprese attive: -5,7%. Sono questi i dati previsionali sull’andamento dell’anno Cassa edile (da Ottobre a Settembre) relativo al 2020 rispetto al 2019 che emergono dal Rapporto di sintesi presentato dalla Commissione Nazionale delle Casse Edili a Bologna nell’ambito del SAIE dal presidente Carlo Trestini, in occasione della giornata dedicata al cambiamento del mercato delle costruzioni e agli Award 2020.

Dai dati provenienti dalle Casse edili diffuse sul territorio nazionale emerge la grave situazione del settore edile in seguito agli effetti della pandemia e del Lockdown che ha bloccato l’attività nei mesi di Marzo e di Aprile. Due mesi che hanno visto un crollo della produttività che si riflette sui risultati ovviamente dell’intero 2020. Tuttavia va detto che le capacità del tessuto imprenditoriale e delle costruzioni e la grande disponibilità e competenza che caratterizza la forza lavoro del nostro settore sta dando risultati che danno speranza per una ripresa in grado di ammortizzare almeno in parte gli effetti negativi registrati nella prima metà dell’anno. Ora bisogna rendere operativo il superbonus, ma anche puntare sulla rigenerazione urbana e sulla riqualificazione del patrimonio pubblico coinvolgendo la finanza privata e valorizzando le potenzialità dell’industria e della filiera delle costruzioni.

Da ottobre 2019 ad agosto 2010 forte diminuzione della produttività edile

Secondo l’Osservatorio confrontando il periodo Ottobre 2019 – Agosto 2020 con lo stesso periodo di un anno prima si registra un calo della produttività relativa del 14,4% della massa salari e di poco più di un 13% per quanto riguarda le ore lavorate. La percentuale di operai attivi si attesta intorno al -2,6% mentre il dato relativo alle imprese con cantieri funzionanti registra un calo del 6,8%.

In agosto 2020 +10% come ore lavorate e massa salari

I risultati più promettenti riguardano il mese di agosto, con una crescita rispetto allo stesso periodo del 2019 di oltre il 10% sia come ore lavorate che come massa salari. In crescita anche l’occupazione attiva di poco inferiore al 4%. “Un effetto crescita dovuto in parte rilevante agli interventi di edilizia sanitaria e scolastica, nonché ai primi effetti degli incentivi su recupero ed efficientamento energetico.” 

Situazione molto difficile al Sud

I dati dell’Osservatorio evidenziano, tuttavia, come i segnali di ripresa caratterizzano in maniera molto diversa le aree del Paese con un Nord Est che nel mese di agosto cresce in molte regioni del 20%, un Centro che oscilla intorno alla media nazionale o un po’ più in basso e un Sud che non solo non cresce, ma continua a perdere ore lavorate e competitività.

E’ una situazione molto difficile. Il Mezzogiorno non sta beneficiando della ripresa, il settore resta in profonda recessione.” E’ molto preoccupato il vicepresidente della CNCE Antonio Di Franco. “I dati del nostro Osservatorio descrivono un’Italia a tre velocità, di cui una non solo non corre ma è ferma e resta indietro. Diventa urgente una riflessione, così come servono politiche soprattutto per quanto riguarda gli investimenti pubblici in infrastrutture così come per la rigenerazione e la messa in sicurezza del territorio. Nel momento in cui si vanno a definire i progetti da inserire nel Recovery Plan appare essenziale fare delle scelte forti a favore di un grande piano di opere pubbliche in grado di coinvolgere anche gli investitori privati, soprattutto per quanto riguarda territori che possono tornare ad essere attrattivi e produttivi.”