Controlli sul calcestruzzo indurito. Bene le modifiche delle NTC2018 sui valori da considerare

In una recente sessione di interviste realizzate da INGENIO CA sulla qualità del calcestruzzo è emerso che vi sia un problema di controlli del calcestruzzo. Abbiamo deciso, sempre con l'aiuto di esperti del settore, di approfondire il tema. Ecco cosa è emerso dall'intervista a Livio Pascali, ingegnere con una lunghissima esperienza nel settore.


Calcestruzzo: quali gli errori più frequenti in cantiere

1. Andrea Dari. Il calcestruzzo è un materiale prodotto in modo discontinuo per cantieri che durano più giorni: nella tua attività di Tecnico che si occupa di controlli quale è il problema che si presenta, purtroppo, con maggiore frequenza e a cosa è dovuto?

Livio Pascali.   

In realtà parlare di tecnico che controlla il calcestruzzo, oggi, è diventato una definizione troppo generica.

In campo vi sono diverse categorie di tecnico per mansione e per ruolo. In un cantiere vi sono tecnici addetti all’esecuzione della prova, quelli che un tempo erano definiti cubettari, che oggi sono degli addetti specializzati. Da loro dipende l’affidabilità del dato stesso quindi ricoprono un ruolo molto importante.

Vi sono inoltre i tecnici che sovraintendono alla prova e testimoniano la sua corretta esecuzione, e ne curano le fasi successive. La loro presenza fa assumere alla prova stessa ed al suo utilizzo valenza differente anche dal punto di vista legale.

Se si parla di controlli sul calcestruzzo strutturale, i tecnici che potrebbero e dovrebbero effettuare tali controlli sono diversi nel senso che vi sono piu’ ruoli e professionalità interessati agli stessi controlli. Uno stesso tecnico potrebbe ricoprire il ruolo del Direttore Lavori (Committenza), del Direttore Tecnico (Impresa) o del Responsabile Tecnico (Produttore del Materiale). Nella mia attività spesso ho ricoperto quest’ultimo ruolo, prima come dipendente ora come consulente, e da questa posizione intendo dare le mie valutazioni.

Il tecnologo è il primo soggetto che può percepire, valutando i dati delle prove eseguite come procede la sua produzione. Spesso confronta tali dati con quelli che scaturiscono dai controlli d’accettazione. In realtà i problemi che si possono presentare a chi deve valutare possono essere molteplici. Pochi dati, non ricevuti in tempo adeguato, variabilità delle materie prime, affidabilità del campionamento.

Spesso il responsabile del controllo del processo ha una popolazione di dati significativa, non è facile prendere decisioni, ad esempio cambiare la ricetta, perché la decisione stessa impatta su un’aspetto economico ed in generale spetta ad altre figure. 

 

Calcestruzzo: Cosa controllare in cantiere

Andrea Dari: Che tipi di controlli in genere esegui in cantiere durante la fornitura di calcestruzzo e con che frequenze ?

Livio Pascali.   

Presso i cantieri si esegue sempre il controllo d’accettazione, con prelievo dei cubetti per la verifica delle resistenze e della lavorabilità.

La frequenza di questi controlli è disciplinata dalle N.T.C, nel cap.11.2.9. Se la fornitura presenta delle problematiche particolari possono essere eseguiti dei controlli tipici della pre-qualifica o controlli esplicitamente prescritti nei CSA. Ad esempio, valutazione dell’aria inglobata, mantenimento della lavorabilità, ritiro ed altre prestazioni del calcestruzzo che il progettista sente l’esigenza di verificare sperimentalmente.

Menzione particolare meriterebbe il controlli sul calcestruzzo fibrorinforzato.

Se il calcestruzzo fibrorinforzato non è soggetto al CVT, e quindi non vi è l’obbligatorietà dei controlli d’accettazione sulle resistenze a trazione in fase post-fessurativa, vi è comunque la necessità di realizzare dei travetti per controllare le resistenze residue a trazione dichiarate. Ultimamante questi controlli sono richiesti in fase di fornitura delle Pavimentazioni Industriali.

 

Andrea Dari: Per forniture importanti il tecnico addetto ai controlli dovrebbe essere sempre presente in cantiere quanto si getta ?

Livio Pascali.   

Il direttore lavori dovrebbe essere sempre presente, ma sappiamo che questo non è possibile e spesso demanda a dei collaboratori. È importante comunque che le prove vengano effettuare sempre da addetti specializzati e formati che abbiano cognizione di quello che stanno effettuando. Il direttore lavori, se pur non presente dovrebbe comunque assicurarsi della corretta esecuzione e della rintracciabilità delle prove effettuate.

 

Andrea Dari: Si eseguono controlli post getto per verificare la esecuzione corretta della stagionatura ?

Livio Pascali.   

La stagionatura è una delle due fasi del processo di messa in opera del calcestruzzo, insieme alla compattazione del materiale nei casseri.

Verifiche programmatiche per verificare la corretta stagionatura difficilmente avvengono. Solo se vi sono elementi visivi, spolvero delle superfici, efflorescenze o altro nasce l’esigenza di indagare sul fenomeno.

Si posso comunque verificare, durante il periodo di stagionatura, che siano rispettate le prescrizioni forniti. Ad esempio che lo scassero della struttura avvenga nei tempi programmati o che le superfici esposte (ad esempio nei pavimenti in industriali) siano adeguatamente protette da veloci evaporazioni nei primi giorni dopo il getto.

In genere il controllo in opera avviene, per verificare complessivamente la corretta messa in opera del prodotto, se sono rilevate delle non conformità nei controlli previsti.

 

La conoscenza della tecnologia del calcestruzzo

Andrea Dari: Quanta conoscenza delle norme relative al controllo del calcestruzzo c’è tra chi opera nella filiera, dal produttore al tecnico ?

Livio Pascali.   

La conoscenza normativa all’interno dei tecnici della filiera mi sembra in netto miglioramento, anche se noto che proprio la figura del direttore lavori sembra quella meno addentro alle possibili problematiche ed insidie che il sistema normativo, non correttamente interpretato, può generare.

 

Andrea Dari: Troppe norme sul controllo del calcestruzzo? Si dovrebbe arrivare a un testo unico ?

Livio Pascali.   

Il calcestruzzo in genere da sempre paga la non armonizzazione della sua norma di riferimento, la UNI EN 206, e quindi il dover camminare su un doppio binario normativo, italiano ed europeo. Mi va bene il riferimento principale al Cap. 11.2 delle N.T.C., può darsi che la dove possibile, ma si dovrebbe andare verso il richiamo nelle singole tematiche a documenti europei invece che il proliferare di Linee Guida.

 

Andrea Dari: C’è una norma per te assolutamente da aggiornare se non da cambiare ?

Livio Pascali.   

Quella assolutamente da aggiornare è stata modificata, mi riferisco alla versione dei controlli in opera contenuti nelle N.T.C. del 2008, cap. 11.2.6. Oggi si fa riferimento ad una valutazione della resistenza in opera caratteristica dove abbiamo tutti gli elementi per applicare correttamente il riferimento normativo. Nella versione delle N.T.C. del 2008 i riferimenti alle resistenze medie generavano in alcuni casi notevoli contradizioni.

 


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