Un anno senza Giorgio Squinzi

Ricordo ancora quando il 2 ottobre 2019 mi chiamò un amico di Mapei per informarmi della scomparsa di Giorgio Squinzi. Ero in auto, dovetti fermarmi per ritrovare la lucidità necessaria per la guida. Sapevo bene della sua malattia e di quella di Adriana, sua moglie. Ma come sempre accade quando si ha a che fare con persone eccezionali, speciali per carattere e per capacità, si ha la sensazione che possano farcela, che possano essere più forti del più grande male di questi secoli.

Quando scopri che non è così, senti un doppio dolore: per la perdita dell’amico, e Giorgio era per me questo, e per la sconfitta umana che ti riconduce a fare i conti con la realtà, con il presente.

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Un anno fa l'addio a Giorgio Squinzi 

È passato un anno e mi capita spesso di pensare a Giorgio e Adriana, a quando da ragazzino neolaureato conobbi queste due persone e poi ancora quando da giovanissimo direttore di Atecap, li ritrovai a darmi un supporto incredibile, instancabile. Ripenso alle tante chiacchierate sul settore, ai complimenti che mi hanno dedicato in riunioni pubbliche, anche quando non serviva, alle battute su ciclismo e calcio. Penso all'unione di due persone e a quello che hanno saputo costruire, al legame indelebile e inesauribile che avevano instaurato con ogni dipendente e collaboratore, alla testimonianza che hanno portato nel mondo dello sport, creando un binomio riconosciuto tra il marchio Mapei e l’attività sportiva a tutti i livelli. Al funerale di Giorgio ero seduto tra Oriali, Costacurta, Allegri … i loro occhi erano bagnati, i loro cuori erano affranti, così come quelli di tutti coloro che erano presenti nel duomo di Milano.

L’ultima volta che parlai con Giorgio mi raccontò dei suoi figli, Marco e Veronica. Me ne parlò con grande orgoglio: mi raccontò che aveva ormai ceduto il timone dell’azienda a loro. La sua grande soddisfazione era vedere come avessero colto la sfida con una crescita di maturità, sapendo gestire il nuovo rapporto con i manager storici dell’azienda e l’esigenza di ricoprire un ruolo diverso, che sapesse coniugare continuità ed evoluzione sia loro sia dell’azienda. E la cosa che più gli piaceva era la “fame” che i due giovani Squinzi sapevano mettere in campo: la voglia di fare e non sedersi, perchè questo è il rischio che ogni grande impresa corre con il passaggio generazionale, che chi arriva non abbia la “stessa fame” di chi lascia. “Leoni”, usò questa parola. Non servivano queste parole, bastava osservare lo sguardo che gli dedicava per comprendere cosa provasse. Lo stesso sguardo che aveva Adriana quando gli mostrai un video girato da noi in cui Marco e Veronica incontravano degli ospiti straniere e gli presentavano le novità tecniche (in un SAIE di qualche anno fa).

È passato un anno. Per il lavoro che faccio mi trovo a collaborare su tanti fronti con le persone di Mapei. E se non fosse per il ricordo indelebile che porto nel cuore di Giorgio e Adriana, potrei affermare che pare che nulla sia cambiato. Trovo persone con le stesse motivazioni, con la medesima voglia di lottare per la propria azienda. Trovo un’azienda che ha mantenuto la posizione sul mercato. Trovo lo stesso impegno per lo sport. E questo mi fa grande piacere, perchè significa che Giorgio e Adriana hanno vinto un'ulteriore sfida: hanno saputo trasmettere ai due figli Marco e Veronica quella capacità imprenditoriale e umana tale da non fare percepire la loro assenza, il passaggio. E allora, Marco e Veronica, non posso che augurarvi il meglio e complimentarmi con voi, comunicarvi un piccolo e forse insignificante apprezzamento che arriva da parte di chi, come me, vive con analoga passione questo settore.

Avete due compiti importanti: il primo aziendale, su cui non ho ovviamente nulla da aggiungere, il secondo istituzionale, perchè sta a voi dimostrare, come capita con altre aziende di grande levatura internazionale con cui ho la fortuna di collaborare (come la Buzzi Unicem), che l’imprenditoria familiare italiana ha la capacità di crescere nel tempo e di affermarsi costantemente nel mondo, superando gli ostacoli e le difficoltà che comporta l'inevitabile passare del tempo. E siete già grandi, la prossima sfida è quella di fare con i vostri figli quello che Giorgio ed Adriana hanno fatto con voi.

Andrea Dari

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