Le pavimentazioni industriali evolute

Questo articolo vuole analizzare le pavimentazioni industriali realizzate nel mercato italiano nelle loro varie proposte tecniche, cercando di inquadrarle sotto il profilo della loro “evoluzione”.

“Evoluto” è innovazione o è maturità? Il settore dei pavimenti industriali è maturo o abbiamo ancora dei passi da fare? “Evoluto” sono poche realizzazioni di alta qualità o una modalità diffusa e consolidata di progettare e realizzare una pavimentazione?

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Pavimentazione di punto vendita GDO in calcestruzzo levigato ad alta riflettanza (6.000 mq) - Foto Copyright Stemco S.r.l.

I termini 'Evoluzione' e 'Evoluto' nel settore delle pavimentazioni industriali

L’amico Andrea Dari, direttore di questa testata, mi ha proposto un titolo: "Pavimentazioni industriali evolute", chiedendomi un articolo in merito.

Partiamo dai fondamentali: l’Evoluzione è una “trasformazione graduale e continua” (Treccani) 

Mentre il significato del temine Evoluto è: “Alto grado di maturità e raffinamento” (Treccani)

Il contrario corrisponde ai termini: arretrato, immaturo.

Proviamo a vedere come queste definizioni si collocano nel settore delle pavimentazioni industriali.

Pavimentazioni industriali evolute: cosa sono?

Nella realtà pratica una semplice ricerca sul Web alla voce “Advanced Industrial Flooring” si trovano, soprattutto, esempi di pavimentazioni in resina, o comunque decorative, solo in qualche raro caso delle pavimentazioni particolari tecnologicamente evolute.

Anche in Italia vediamo come la maggior parte delle proposte di evoluzione nel settore delle pavimentazioni industriali riguardino soprattutto aspetti innovativi estetici.

Lo spazio dedicato all’evoluzione della piastra di calcestruzzo (la “sostanza” del pavimento industriale) sembra essere messa in secondo piano.

A conferma come, da molto tempo, l’evoluzione tecnologica nel settore sembra si sia sviluppata commercialmente soprattutto nelle finiture superficiali.

Questo è vero solo in parte.

Anche nella tecnologia della lastra di calcestruzzo, nella sua produzione e nella sua realizzazione, sono stati fatti passi importanti.

In realtà la vera evoluzione non consiste tanto nell’applicazione di nuove tecnologie, nuovi mix design, nuove materie prime, ma da un più diffuso utilizzo di tecnologie già note da anni, ma poco utilizzate nel nostro paese.

Ad esempio, le pavimentazioni industriali a basso ritiro o a ritiro compensato sono oggi realizzate in vari progetti, ma queste tecnologie risalgono a circa 40 – 50 anni fa. Solo negli ultimi 20 anni hanno trovato una realizzazione pratica crescente nel nostro paese e, francamente, ritengo che siamo ancora purtroppo troppo indietro nel loro diffuso utilizzo.

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Pavimentazione di centro distributivo alimentare in calcestruzzo a ritiro compensato senza giunti (200.000 mq) - Foto Copyright Stemco S.r.l.

Altro esempio sono le pavimentazioni denominate “Seamless”. Sono tecniche realizzative che accettano (anzi, prevedono) la possibilità che si formino fessure nella pavimentazione ma con valori di apertura non superiori a 0,3 – 0,5 mm. Ne sono state realizzate alcune in Italia, anche recentemente, ma anche in questo caso si tratta di tecnologie risalenti a circa 30 – 40 anni fa.

La postensione è oggi utilizzata nelle pavimentazioni industriali, ma è un sistema costruttivo noto nel settore delle costruzioni da moltissimi anni.

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Pavimento in calcestruzzo posteso (5.000 mq) - Foto Copyright Stemco S.r.l.

L’evoluzione che stiamo vedendo nel settore delle pavimentazioni industriali non corrisponde quindi a l’impiego di nuove tecnologie ma, piuttosto, ad un utilizzo sempre più diffuso di tecnologie consolidate da tempo nel mercato mondiale.

Le pavimentazioni industriali evolute sono quindi, nella sostanza, quelle che recepiscono tecnologie consolidate, con “alto grado di maturità e raffinamento”, reperibili sul mercato.

Vediamo alcune di queste realizzazioni.

Pavimentazioni industriali evolute: alcune delle tipologie offerte dal mercato

  • Pavimentazioni senza giunti (Jointless);
  • Pavimentazioni in calcestruzzo ad alto effetto estetico;
  • Pavimentazioni industriali atossiche - sanificabili - decontaminabili;
  • Pavimentazioni senza giunti in calcestruzzo posteso;
  • Pavimentazioni speciali in calcestruzzo;
  • Pavimentazioni con alta planarità;
  • Pavimentazioni industriali riscaldanti;
  • Pavimentazioni esterne.

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Stabilimento di produzione alimentare con pavimento in calcestruzzo senza giunti di contrazione, rivestito con resina (12.000 mq) - Foto Copyright Stemco S.r.l.

Le pavimentazioni industriali evolute hanno concretamente recepito, inoltre, l’impiego di giunti di costruzione sempre più performanti quali ad esempio i giunti prefabbricati metallici bidimensionali, nelle loro varianti e nelle loro evoluzioni prestazionali proposte in questi ultimi anni.

Oggi vengono realizzate anche pavimentazioni in calcestruzzo drenante, con cementi fotocatalitici, fotoluminescenti, ecc.

Nel prossimo futuro l’evoluzione dovrebbe svilupparsi verso l’impiego di calcestruzzi realizzati con inerti o materiali riciclati, pavimenti a basso spessore e, probabilmente, nell’implementazione delle cosiddette pavimentazioni intelligenti (es. le pavimentazioni elettroconduttive).

I 3 aspetti principali dell'evoluzione nelle pavimentazioni in calcestruzzo

Negli esempi soprariportati possiamo, dunque, inquadrare 3 aspetti di questa “evoluzione” nelle pavimentazioni in calcestruzzo:

  • Tecnica
  • Estetica
  • Innovazione

L’aspetto estetico, quando realizzato mediante l’apporto di strati a spessore applicati sulla superficie di una piastra di calcestruzzo, è argomento più da settore “resine”, e lascerei ad altro articolo una panoramica nel merito (come pure per pavimentazioni industriali di altra natura).

Per quanto riguarda gli aspetti innovativi, ritengo che nelle pavimentazioni industriali ci potranno essere interessanti sviluppi, alcuni dei quali anche verso l’impiego di sistemi interattivi e in future gestioni di smart concrete (penso alle pavimentazioni realizzate con calcestruzzi “intelligenti”, elettroconduttivi, riscaldanti, ecc.). Ritengo tuttavia che molte di queste innovazioni occuperanno, per il momento, una fascia limitata del settore. Soluzioni certamente innovative, ma solo la loro verifica nel tempo permetterà di classificarle come evolute.

Resta infine l’aspetto tecnico, quello che ritengo più interessante.

Infatti le pavimentazioni industriali evolute, intese come “alto grado di maturità e raffinamento” (esclusi gli effetti dei materiali estetici e dei calcestruzzi innovativi, attuali e future) credo debbano essere interpretate come alto livello di prodotti (calcestruzzi, rinforzi, ecc.), alto livello di progettazione, alto livello di realizzazione, alto livello di controlli.

Progettazione, qualità dei materiali, corretta esecuzione e controlli: i 4 principii fondamentali delle pavimentazioni industriali evolute

Una pavimentazione industriale evoluta, oggi, a mio avviso, è e non può che essere l’insieme di:

  • Progetto adeguato;
  • Qualità del calcestruzzo;
  • Messa in opera e finitura corretta;
  • Controlli adeguati in tutte le fasi.

Se quindi volessimo inquadrare il termine esattamente contrario: “arretrato”, “immaturo”, dovremmo classificare in questa categoria:

  • la mancanza di un progetto o di un progetto “vero”;
  • calcestruzzi scadenti, ovvero buoni nella ricetta e scadenti nella fornitura;
  • realizzazioni grossolane, tanta fatica ma insufficiente controllo della tecnica applicativa;
  • imposizioni commerciali o contrattuali incompatibili con la buona pratica realizzativa;
  • assenza o latitanza della direzione lavori;
  • caratteristiche prestazionali dei materiali poco conosciute o, peggio, a volte artatamente valorizzate.

Una pavimentazione industriale evoluta corrisponde quindi oggigiorno, al rispetto delle nuove Normative e Linee Guida esistenti, e in questo senso il documento tecnico DT 211 del CNR “Istruzioni per la Progettazione, l’Esecuzione e il Controllo delle Pavimentazioni di Calcestruzzo” rappresenta la massima espressione della migliore pratica esistente in materia (la cosiddetta “regola dell’arte”).

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