Pavimenti in pietra: il porfido per lo spazio urbano, Piazza Duomo a Trento

Andrea Angheben - Direttore C.I.P.T., Consorzio Italiano Porfido del Trentino - Italporphyry 18/02/2019 970

Piazza Duomo a Trento è stata definita una delle più caratteristiche e policrome piazze urbane d’Europa. La Fontana del Nettuno, le Case Cazuffi-Rella, la Cattedrale, Palazzo Pretorio… capolavori della storia trentina che attraverso equilibrati interventi di restauro hanno riportato a nuova vita la pietra rossa ammonitica che padroneggia nel costruito a tre dimensioni del capoluogo.

piazza-duomo-trento_italporphyry.jpg Piazza Duomo a Trento _ Fonte: Italporphyry

Piazza Duomo a Trento, un manuale tecnico operativo a cielo aperto sulla posa del porfido

Volgendo lo sguardo a terra è invece il porfido a cubetti, come è ovvio che sia in Trentino, a dominare la scena. Ma non si tratta di un pavimento qualunque, quanto piuttosto di un lavoro unico nel suo genere, quasi una sorta di vero e proprio manuale tecnico operativo a cielo aperto. Tant’è che la visita alla piazza è tutt’ora meta imprescindibile degli annuali corsi posatori organizzati nel distretto del porfido affinché gli allievi possano toccare con mano quello che senza tema di smentita può essere definita la massima espressione del virtuosismo del posatore di cubetti di porfido.

piazza-duomo-trento_italporphyry-02.jpg Dettaglio cambi direzione del porfido _ Fonte: Italporphyry 

piazza-duomo-trento_italporphyry-03.jpg Estratti manualistica porfido – schema archi contrastanti e gestione cambi direzione _ Fonte: Italporphyry  

Nessun contrasto di cromia né di litotipi, ma semplicemente la competenza e l’esperienza nell’aver saputo manipolare le regole costruttive attraverso continui cambi di direzione tali da rendere ancora più dinamica e piacevole la soluzione geometrica ad archi contrastanti che da sempre è considerata la più adeguata e durevole per fronteggiare il passaggio dei veicoli. 

Ma anche la maestria dei posatori a volte non basta.

Quando la Piazza merita di riappropriarsi del ruolo di salotto urbano all’aperto

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La longevità di piazza Duomo è infatti probabilmente legata al fatto che le “provocazioni”, i maltrattamenti e le sollecitazioni imposti dall’uomo nel corso di quasi 60 anni di vita utile, hanno seguito un percorso a ritroso, con un progressivo alleggerimento dello stress da traffico veicolare che hanno consentito di resistere oltre ogni aspettativa agli attacchi del degrado.

La pavimentazione è stata realizzata nel 1955 con criteri e metodologie all’avanguardia per l’epoca. Ma si trattava pur sempre di un pavimento in cubetti di pietra costruito su un supporto in macadam chiuso all’acqua, con allettamento in sabbia e sigillatura delle fughe anch’essa in semplice sabbia. 

Oggi la norma UNI 11714-1 lo classificherebbe di tipo P6, formula consentita cioè soltanto per pavimentazioni residenziali pubbliche con traffico occasionale, e non certo per un contesto di pubblico passaggio veicolare di tipo P8 come l’avevano destinata inizialmente.


Negli anni ’50 Piazza Duomo, come tante altre piazze italiane, era infatti adibita a strada con “parcheggio pseudo selvaggio”.

Non è dato sapere poi se la segnaletica con linea continua e divieto di sorpasso, sia postuma o precedente a quella con linea tratteggiata. 

Quello che in ogni caso meraviglia è che anche negli anni ’70 il doppio senso di marcia (a classe P 8) era concepito e consentito in un luogo che oggi farebbe ritenere quasi fuori posto una semplice pista ciclabile!

 

(A destra l’evoluzione di Piazza Duomo a Trento a partire dagli anni ‘50 _ Fonte: F.lli Pedrotti)

Certo ancora oggi non si può parlare di pedonalizzazione vera e propria della piazza, in quanto autobus e mezzi di servizio, compresi quelli sgombraneve, transitano con ricorrenza. Così come sul pavimento insistono periodicamente mezzi commerciali più o meno pesanti implicati negli allestimenti di una serie di eventi di impronta turistica, quindi talvolta con sollecitazioni di classe P7 e P8. 

piazza-duomo-trento_italporphyry-05.jpg Piazza Duomo a Trento oggi _ Fonte: Italporphyry 

L’istituzione della ZTL  fino all’eliminazione del traffico, eccezion fatta per i residenti, ha permesso di “scoprire” la pavimentazione della piazza e le sue peculiarità, ma ha permesso di evidenziare contemporaneamente i segni inequivocabili del tempo: dagli avvallamenti ed assestamenti generalizzati alla scarnificazione dei giunti che favorisce lo scalzamento di singoli elementi dalla propria sede, e quindi dai fattori di inciampo alla trasformazione del reticolo di fuga in un ricettacolo di mozziconi di sigarette ed impurità contaminanti di ogni genere.

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Il giorno che l’Amministrazione Comunale vorrà mettere mano alla Piazza, vista la tendenza ad una destinazione definitivamente pedonale di buona parte del centro storico di Trento, sarebbe bello pensare di poter ricreare esattamente le stesse condizioni del 1955 in un’ottica conservativa di salvaguardia.

(Nell’immagine a destra la scarnificazione dei giunti di fuga _ Fonte: Italporphyry)

Durabilità delle pavimentazioni in pietra: le soluzioni allo svuotamento dei giunti di fuga 

Ma la progettazione oggi deve fortunatamente fare i conti con le esigenze di sicurezza e funzionalità dei luoghi pubblici, togliendo di fatto il primato alla pura ragione estetica. Nel caso specifico la logica che sottende la UNI 11714-1 per garantire la durabilità delle opere in pietra evidenzia inequivocabilmente che le pavimentazioni in sabbia sono ormai destinate a segnare il passo: non tanto e non solo per la resistenza non ottimale del pacchetto stratigrafico in sabbia all’azione del “moderno traffico veicolare”, quanto anche per lo svuotamento inevitabile dei giunti di fuga a seguito dell’azione delle spazzatrici, con altrettanto evidenti problemi di praticità. E infine perché la stessa sabbia, “lavata per norma”, non riesce a fare corpo unico con gli elementi lapidei. A maggior ragione in contesti pubblici sottoposti al passaggio ancorché sporadico di veicoli di servizio e di emergenza.

Ed è a questo punto che le nuove metodologie e i nuovi materiali codificati dalle norme possono intervenire in soccorso di chi si muove nell’ottica della preservazione del patrimonio storico fra i quali certamente trova posto il pavimento di Piazza Duomo a Trento: la pietra ha forse fatto il suo corso svolgendo fin troppo bene il suo compito. 

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Potrebbe essere pensabile recuperare parte del materiale attraverso una selezione e burattatura degli elementi, e riproporre con la massima semplicità trama, formati e geometria degli anni ’50. 

(Nell’immagine a destra i cubetti burattati sigillati in resina poliuretanica _ Fonte: Italporphyry)

Ma non si può più fare a meno di dare il giusto spazio ai criteri ed alle procedure operative che consentano di raggiungere i primari obiettivi di durabilità, resistenza e fruibilità.

Dalle resine poliuretaniche oggi finalmente private dei solventi, ai premiscelati cementizi resistenti ai sali disgelanti unitamente a pacchetti stratigrafici coerenti…ovvero ricette semplici ma indispensabili per consentire ai turisti di tutto il mondo di camminare distrattamente con il naso all’insù senza la paura di inciampare o di perdere un tacco.  Ma auspicabilmente buttando di tanto in tanto l’occhio a terra se non altro per gratificare tutti coloro che ai pavimenti di pietra dedicano la propria esistenza.

piazza-duomo-trento_appiano-italporphyry-08.jpg Appiano, BZ – cubetti resinati _ Fonte: Italporphyry

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