L'evoluzione delle imprese edili nelle politiche di costruzione dell’Italia

Bruno Zavaglia 23/08/2018 2207

Dalla Unità di Italia al periodo fascista fino all’avvento della Repubblica democratica nel dopoguerra. La ricostruzione ed il boom demografico

Capitolo  3

le imprese di costruzione in italiaL’Unità d’Italia è stata un traguardo avvenuta con una gestazione culturale, politica e sociale lunghissima, avvenuta nel pieno di un XIXmo secolo dove vecchi residuati istituzionali dell’Ancient Regime si mescolavano a nuove idee di libertà e tensioni egualitarie delle masse popolari, inurbate dalle campagne, che spingevano per vedere riconosciuti diritti umani basilari mai concessi, ma che dopo la Rivoluzione Francese e il nuovo vento Risorgimentale diffuso in tutta Europa, erano pronti a deflagrare.
Alla spinta idealista ed anarchica si sostituì un disegno strategico capace e catalizzatore, ben giocato da Cavour, sia sul piano interno che internazionale. L’Italia Unita aveva bisogno di italiani, ma ancor prima di muratori e operai per realizzare quella modernità e cambiamento sociale che le altre monarchie europee si erano date da tempo.

Le imprese di costruzione protagoniste della ricostruzione del nuovo tessuto urbano

Le prime grandi Imprese di Costruzioni furono chiamate a rimodernare tessuti urbani vecchi, logori e malsani con demolizioni e sventramenti che hanno ridisegnato strade, piazze viali e boulevard, Palazzi del nuovo potere istituzionale dello Stato e facciate di edifici sempre più alti e maestosi.
Gli esempi si possono trovare leggendo le mappe urbane delle più importanti città italiane, dove era indispensabile avere almeno una strada su cui far sfilare l’esercito ed una Piazza per le Celebrazioni.
Lo Stato italiano è stato il principale committente delle imprese ed ha dato lavoro a progettisti e maestranze edili come non mai e che ha consentito loro di crescere ed organizzarsi per essere protagoniste, oltre che della nuova stagione di ricostruzione del Paese, anche della parallela costruzione di una nuova nazione che artisti ed intellettuali avevano sempre sognato, ma che il futuro popolo italiano stava vedendo alzarsi nei cantieri e nelle prime grandi opere di una giovane nazione.
Fabbriche, meccanizzazione, e nuovi simboli del cambiamento, portato dalla industrializzazione al Nord, facevano da contrappunto ad una povertà meridionale ancora profonda, analfabeta e totalmente avulsa da qualsiasi appartenenza ad una reale identità di popolo, perché ancora legata alla terra senza nuove risorse e senza diritti. All’Unità d’Italia la lingua italiana era posseduta solo da poco più di un milione di persone, mentre solo 460.000 erano gli aventi diritto al voto alla fine del secolo XIX.

Le nuove tecnologie costruttive

Con la fine del secolo arrivano dall’Europa, Francia, Germania e Gran Bretagna nuove tecnologie costruttive grazie ad uno sviluppo impetuoso dell’industria che ha messo a disposizione sia l’Acciaio per ponti ed alti edifici che il Cemento Armato e con esso lo sviluppo di conglomerati performanti e membrature sempre più affidabili.
Cantieri su cantieri si sviluppano con logica moderna incrementando metodi, tempi e nuove lavorazioni in grado di dare maggiore efficacia al progetto ed efficienza al manufatto. Le foto ed i primi filmati provenienti dagli Stati Uniti mostravano ponti e palazzi, mai realizzati prima, che sfidavano la gravità e spingevano progettisti ed imprese ad osare sempre di più grazie a soluzioni ingegneristiche ancora più coraggiose.

.. e poi arrivò la Grande Guerra

La Grande Guerra fu per l’Italia una tragedia immensa dietro cui si coagulò lo spirito di una nazione che non si era mai mescolata nelle sue popolazioni e, per la prima volta, si trovava unita in uno sforzo comune e che dovette scoprire non solo disciplina militare, ma soprattutto solidarietà e coscienza di sè.
L’azione dei genieri ed il contributo che diedero alla costruzione di strade, ponti, tunnel alpini è stata determinante nel consentire al nostro esercito di attaccare, ritirarsi , tenere le posizioni e riattaccare ancora tra il Piave e l’Isonzo. Fino al Carso, Trieste e l’Istria.
La logistica militare e la capacità di infrastrutturare i comandi è stata resa possibile da una organizzazione ed abilità costruttiva delle nostre imprese già esercitate nello sviluppo del Paese negli anni precedenti al conflitto.
Un popolo di contadini andava alla guerra, ma lì hanno incontrato anche stradini, cantonieri, muratori, operai edili e meccanici, e li si sono resi conto che esisteva un valore comune che andava difeso che li identificava come popolo e come italiani.

Il periodo fascista, le grandi opere e la crescita tecnologica delle imprese edili italiane

La retorica fascista fece il resto e per rendere evidente i simbolo del cambiamento ebbe sicuramente modo di affidarsi ad una propria propaganda distintiva e diffusa su tutto il territorio. Le Case del Fascio.
Architettura moderna e costruttivismo fascista furono i caratteri stilistici di un nuovo credo dove tecnologia, futurismo e velocità avrebbero proiettato l’Italia nell’Olimpo delle nazioni regine dell’Europa e del Mondo del XX secolo, con le sue industrie e il suo Duce e competere con le altre più importanti potenze coloniali.
Ovviamente i presupposti strutturali e gli errori politici non potevano consentirlo, ma è innegabile che il pensiero fascista avesse una dimensione sociale e di sviluppo del territorio, che ha comunque prodotto per 20 anni, grandi opere, bonifiche, infrastrutture viarie e ferroviarie e case, case, case per promuovere famiglie numerose. E soldati per la guerra.

In tutto questo la cultura progettuale e costruttiva delle imprese ebbe un ulteriore sviluppo non solo per la quantità di opere che il regime metteva quotidianamente in cantiere, ma anche per ottima qualità edilizia espressa dalle nostre maestranze e della nuova ingegneria, sostenuta da macchine sempre più moderne, azionate da motorizzazioni meccaniche ed elettriche, ormai affidabili, fornite dalla nostra industria.
Monumenti della architettura fascista sono ancora oggi ben presenti sul nostro territorio e nelle nostre città e ne costituiscono i land mark di quel periodo storico, unico, che prometteva a tutti di salire sull’autobus del benessere sociale, purchè non si disturbasse il manovratore.
Ed il manovratore oltre a creare sviluppo e una sua tutela sociale, portò purtroppo anche aggressione coloniale ad altri popoli e la guerra.
Dopo l’orrore della seconda guerra l’Italia era sconfitta, ma soprattutto abbattuta e distrutta, totalmente in rovina e solo la resilienza storica del suo popolo ed una nuova classe dirigente consapevole e dotata di forte spirito di abnegazione ne hanno risollevato le sorti e sono riuscite ad agganciarsi saldamente al blocco occidentale da cui, poi, sono arrivati poderosi finanziamenti per la ricostruzione: con il Piano Marshal, le Case UNRA e tutti gli altri programmi che, con l’aiuto degli Stati Uniti, sono stati messi in campo per ricostruire il Paese.

La grande spinta del dopo guerra

Pur nella litigiosità polemica, da sempre endemica nella nostra gente, l’esperienza della ricostruzione in Italia ha visto emergere le nostre migliori qualità. La Democrazia si è affarmata duramente, ma con una spinta mai vista.
Niente di simile nel settore delle costruzioni è mai stato fatto nella sua storia di così grande, ampio ed in così poco tempo, al punto tale che oggi non siamo più in grado di immaginare una stagione di così vasta attività febbrile e desiderio di recuperare i ritardi e con la pace ritrovata cogliere le nuove opportunità offerte, questa volta, a tutti.
Quelle stesse imprese edili, che si erano costituite con l’Unità d’Italia, impegnate a servizio dello Stato Monarchico, braccio operativo dello Stato Nazionale Fascista, spesso impegnate nelle colonie africane, realizzando grandi opere e formando professionalità esperte e di alto livello, ora potevano ulteriormente progredire all’interno di un vastissimo programma messo in campo dalle amministrazioni dalla Repubblica Democratica che ambiva al progresso sociale ed al benessere individuale puntando su infrastrutture e case, automobili ed elettrodomestici per tutti.

Il Piano ANAS, il Piano delle Ferrovie, l’Autostrada del Sole, il Piano Per le case Popolari, le Cooperative, il Triangolo Industriale, i Piani di finanziamento e le politiche del credito per le aziende e per la casa, i Patti Agrari, il Piano per il Mezzogiorno, i Piani Speciali per i Porti ed i Cantieri Navali, l'IRI, l’ENI, Italstat e tutti gli enti e le società create per lo sviluppo hanno visto le grandi Imprese di Costruzioni in prima fila con i suoi nomi più blasonati Salini, Astaldi, Vianini, Condotte, Di Penta, Federici, Cogefar, Torno, Impresit, Lodigiani, Girola, Pizzarotti, la CMC di Ravenna e il CCC - Consorzio delle cooperative Emiliane (solo per citarne alcune).
Con esse lo sviluppo parallelo delle prime società di ingegneria e studi di architettura e design industriale sorretti da nomi illustri già noti in tutto il mondo: Pierluigi Nervi, Gio Ponti, Ludovico Quaroni, Giovanni Michelucci, Paolo Portoghesi, Renzo Piano, su su fino a Massimiliano Fuksas, Stefano Boeri e Mario Cuccinella, le archistar ed i nuovi studi di architettura 2.0 proiettati ormai nel nuovo millennio.
La ricostruzione postbellica e la costruzione della Repubblica Italiana hanno visto ancora l’espressione delle migliori capacità italiane della Architettura e dell’ingegneria delle Costruzioni nel mondo e sono state premiate e riconosciute con attestati importanti ed eventi globali quali le Olimpiadi, che hanno contribuito a dare evidenza ad una rinascita meritata.
Il benessere diffuso ed il progresso ottenuto in quegli anni ha prodotto un boom demografico che ha portato oggi la popolazione italiana oltre i 60 milioni e che, in Europa, ha mostrato forza e risorse sufficienti per giocare un ruolo da protagonista.
Non ci sono stati solo successi, anche sconfitte brucianti e episodi catastrofici, naturali o di vergogna assoluta: il Polesine, il Vaiont, il Belice, l’Irpinia… che ancora oggi ci spingono a riflettere e chiedere maggiore attenzione e sicurezza per un paese bello, ma ancora troppo fragile, che vuole rispetto e che, per le sue caratteristiche idrogeologiche e sismiche pretende coscienza sociale, responsabilità e politiche incisive, organizzate ed efficaci.

Leggi anche i due precedenti articoli di approfondimento sull'EDILIZIA E COSTRUZIONI IN ITALIA

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