Al via gli ultimi lavori per la Torre Hadid, in estate il taglio del nastro

Chiara Samorì - Redazione INGENIO 24/04/2018 4301

La sfida dell'ingegneria strutturale per la Torre Generali/Hadid

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Un milione e 860mila ore lavorate, quattromila maestranze coinvolte, 335 imprese autorizzate, nove gru, 85mila metri cubi di calcestruzzo gettato in opera e 12.200 tonnellate di ferro. Sono solo alcuni dei numeri legati alla costruzione della Torre Generali che è quasi pronta al taglio del nastro.
«Le scorse settimane abbiamo montato la gru in cima all’edificio - ha detto Emiliano Cacioppo, consigliere delegato di CMB in occasione dell’Architectural Preview organizzata per la Milano Design Week - questo consentirà di montare la struttura che reggerà i pannelli dell’insegna che alzerà ulteriormente l’edificio di venti metri, probabilmente a fine aprile partiranno i lavori e sarà un bel colpo d’occhio».
La visita al 25esimo piano dello “Storto”, è stata l’occasione per mostrare agli operatori specializzati l’immenso progetto del grattacielo alto 170 metri firmato dai progettisti Zaha Hadid e Patrik Schumacher e che entro la fine dell’estate potrebbe ospitare i 3mila dipendenti delle Generali.

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Architectural preview in occasione della Milano Design Week

VAI ALLA VIDEO INTERVISTA con Patrik Schumacher- Zaha Hadid Architects, Paolo Zilli - Zaha Hadid Architects, Mauro Eugenio Giuliani- Redesco Progetti e Emiliano Cacioppo - CMB

Il simbolo di una nuova Milano

«La Torre è il simbolo del 21esimo secolo, di una nuova Milano, di un nuovo centro della città - ha commentato l’architetto Patrik Schumacher, principale Zaha Hadid Architects - siamo orgogliosi del risultato ottenuto, il nostro team ha lavorato duramente e grazie ai sofisticati modelli parametrici è stato possibile intervenire con precisione sulla forma complessa dell’edificio anche a poche settimane dall’inizio dei lavori e durante la costruzione».

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La Torre «storta» di Milano CityLife, caratterizzata da una torsione e un assottigliamento verso l’alto progressivo, rappresenta un esempio perfetto di integrazione tra architettura e strutture. Queste ultime, visibili solo durante l’evolversi del cantiere mentre la costruzione “sale”, fanno sì che un edificio così particolare stia in piedi.

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La scelta di utilizzare il calcestruzzo

«Tutti i pilastri della Torre seguono l’andamento dell’involucro - ha detto Mauro Eugenio Giuliani, direttore Tecnico di Redesco Progetti che ha progettato anche le strutture della parte "free form" del Podium commerciale - questo fa sì che la spinta sui solai faccia girare la Torre intorno al nucleo e avendo scelto di usare il calcestruzzo, che permette di fare solai senza travi e quindi adatti a un edificio alto, la sfida era riuscire a prevedere come si sarebbe potuto evolvere l’edificio nel tempo, perché il calcestruzzo è un materiale non lineare che smette di muoversi dopo venti o trent'anni».

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La scelta di progettare la struttura in calcestruzzo armato ha massimizzato il rapporto benefici/costi, ma si è rivelata più complessa rispetto a qualunque soluzione in acciaio. Essere in grado di controllare e prevedere con precisione il comportamento evolutivo della struttura è stata la chiave per il successo, non soltanto per comprendere come le forze interne si sviluppino all’interno dell’organismo resistente, ma soprattutto per permettere di progettare e realizzare le facciate, gli elementi interni e gli impianti con tolleranze ridotte e senza sprechi.

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La complessità del fenomeno resistente spaziale della Torre ha richiesto i metodi e gli strumenti più avanzati dell’ingegneria strutturale e allo stesso tempo lo sviluppo di una importante mole di ricerca applicata. Tutte le simulazioni, analisi, disegno e dettagli strutturali sono stati sviluppati con strumenti avanzati e software proprietario che hanno seguito il metodo numerico praticato dagli Architetti nel progetto delle forme della Torre.
«In ognuno dei 43 piani ci sono 22 pilastri diversi l’uno dall’altro, così come lo sono tutti i solai - ha aggiunto Giuliani - disegnare questi oggetti con all’interno ogni singolo ferro di armatura non poteva essere affrontato con metodi tradizionali, per cui, ispirandoci idealmente al concetto di architettura parametrica dello Studio Hadid, che si regge su funzioni matematiche che definiscono la rotazione e la deformazione dei solai in altezza, abbiamo a nostra volta scritto software che ci hanno permesso di mettere in cascata le analisi strutturali con la geometria e al suo interno riportare le armature e gli elementi che danno consistenza alla struttura: è stata una nuova metodologia che non avevamo mai usato».
Per approfondimenti sulla progettazione dei pilastri e dei solai scarica l'allegato a fine articolo

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La torre Hadid: un edificio efficiente

La fase finale del progetto è stata anche implementata in Bim, in completo coordinamento con le altre discipline progettuali. Ma le peculiarità della Torre non si esauriscono nella particolare forma architettonica.
«È un edificio efficiente sia dal punto di vista energetico che da quello dell’utilizzo degli spazi - ha spiegato l’architetto Paolo Zilli, senior Associate Zaha Hadid Architects - il nucleo cresce verticale, la Torre, che ha una forma a scudo in pianta, ruota di piano in piano con una quantità diversa, seguendo una logica matematica, una parabola con un asintoto verticale. La formula di scolatura ha permesso di ottimizzare i piani bassi, perché aumenta la quantità di metri quadri intorno al nucleo che man mano s’ingrandisce dal momento che acquista ascensori e spessori murari. La rotazione della Torre slanciata verso l’alto, ha suggerito di usare un tipo di facciata doppia per la zona uffici, una interna singola verticale a vetro camera che garantisce la tenuta termica e quella all’acqua, mentre il vetro della facciata esterna segue la geometria. In mezzo viene alloggiata una tenda che è gestita da un sistema bms, dotato di sensori e governato da un computer, che regola le tende ogni quarto d’ora a seconda del livello di illuminazione, questo permette di evitare il solar gain, cioè il guadagno energetico dovuto all’irraggiamento solare nei giorni di sole, ma consente allo stesso tempo di poter garantire l’irraggiamento naturale nel momento in cui c’è una giornata nuvolosa o la facciata è in ombra. Il sistema di doppia facciata, ha permesso di utilizzare delle travi fredde che funzionano a sedici gradi, al posto dei classici termoconvettori e ciò ha consentito di risparmiare una quantità enorme di frigorie e quindi di avere carichi termici minori e di conseguenza anche dei trasformatori da media a bassa tensione più piccoli. In questo modo i carichi strutturali in cima alla Torre sono minori, sia per le torri evaporative, che per i trasformatori che per tutti gli altri macchinari e ciò ha comportato un enorme risparmio dal punto di vista energetico».

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L’efficienza dal punto di vista del layout è stata invece garantita dalla formula di scalatura. «La rotazione modifica la facciata esterna portandola, piano dopo piano, in una posizione diversa - ha continuato Zilli - anche i montanti devono seguire questa inclinazione e questo ha fatto sì che potessimo usare dei vetri “cold bending”, piegati a freddo, che non necessariamente devono andare in verticale. Aggiungere la formula di scalatura ci ha permesso di guadagnare nella manica offici che circonda il nucleo di ogni piano per poter garantire uno spazio largo a sufficienza e disporre sempre tre tavoli uno a fianco all’altro prima del corridoio di distribuzione in prossimità del nucleo».