Pop out del calcestruzzo: la revisione della norma UNI 8520-22

Enrico Minoia - Istituto Italiano per il Calcestruzzo 08/05/2017 6553

Il problema della reazione alcali aggregati nei calcestruzzi, comunemente chiamato pop out del calcestruzzo, è ormai noto da più di 30 anni, ma purtroppo continua ad essere estremamente di attualità, in particolare nei pavimenti industriali.

Ne hanno scritto eminenti professori e referenziati tecnici, è stato dibattuto in innumerevoli cause civili ed è stato oggetto di seminari e corsi in Italia e all’estero. Anche UNI se ne è occupata da diversi anni e di recente ha avviato un iter normativo per affrontare con maggior rigore scientifico l’aspetto della valutazione della reattività degli aggregati per calcestruzzo.

Questo iter, che ha visto coinvolto in ricerche il Dipartimento ICMA dell’Università di Roma La Sapienza, ha portato all’emanazione delle seguenti norme:

UNI 11504:2013 - Reazione alcali-aggregato in calcestruzzo
Determinazione della potenziale reattività agli alcali degli aggregati per calcestruzzo: Prova di espansione accelerata di barre di malta
UNI 11530:2014 - Reazione alcali-aggregato in calcestruzzo
Determinazione della potenziale reattività agli alcali degli aggregati per calcestruzzo: Esame petrografico di dettaglio dell'aggregato per la determinazione dei costituenti potenzialmente reattivi agli alcali
UNI  11604:2015 - Determinazione della potenziale reattività agli alcali degli aggregati per  calcestruzzo - Prova di espansione accelerata in calcestruzzo

La conseguenza naturale della pubblicazione di queste nuove norme italiane è stata la revisione della UNI 8520-22 del 2002 – Aggregati per confezione di calcestruzzi: determinazione della potenziale reattività degli aggregati in presenza di alcali, la cui nuova versione è stata pubblicata lo scorso 9 marzo 2017.

La nuova edizione della 8520-22 rivoluziona il modo di affrontare l’argomento reazione alcali aggregati, diventando una norma metodologica che esplica l’iter per determinare la potenziale reattività e stabilisce i parametri di accettazione dell’aggregato.

Il percorso per determinare la potenziale reattività o meno di un aggregato è articolato  in diverse fasi che partono dall’esame petrografico che può essere anche di dettaglio per una maggior conoscenza dei minerali che lo compongono, eseguito contemporaneamente alla prova accelerata su barre di malta.

Gli esiti di queste due prime prove, se discordi tra loro nel definire un aggregato potenzialmente reattivo o non reattivo, portano, ed è questa la grossa novità, alla prova in calcestruzzo della durata di un anno, unica e ultima prova decisiva per definire in maniera univoca e definitiva la potenziale o meno reattività di un aggregato.

La recente revisione contempla dei casi specifici che distinguono la produzione di aggregati in base alla loro disponibilità nel tempo :

  • Aggregati provenienti da giacimenti di cava con coltivazione continua
  • Aggregati con disponibilità limitata nel tempo esempio quelli provenienti da attività di scavo o riciclo
  • Aggregati industriali.

Per il primo caso si applica la procedura normale, per gli aggregati del secondo caso è possibile applicare una procedura semplificata che non prevede la prova in calcestruzzo ma che identifica l’aggregato con una incertezza diagnostica chiaramente espressa nella marcatura.

Per gli aggregati appartenenti al terzo caso, non avendo ancora comprovato l’applicabilità e la validità dell’esame petrografico, si procede solo con le prove di espansione in barra di malta e in calcestruzzo.

L’applicazione di questa nuova norma rappresenta per il settore dei produttori di aggregato per calcestruzzo un cambiamento epocale che implica un impegno importante non senza iniziali difficoltà. Per permettere lo svolgimento temporale delle nuove prove in calcestruzzo, l’8520-22:2017 prevede un periodo di coesistenza di 18 mesi nel quale è ancora possibile etichettare l’aggregato secondo la vecchia versione della norma.

Il periodo di coesistenza è iniziato il 9 marzo 2017 e , se non si parte subito, c’è il rischio  di arrivare tra 18 mesi senza essere conformi alla norma e al decreto ministeriale e quindi non poter commercializzare l’aggregato perché manca un requisito fondamentale per la sua marcatura CE.

Bisogna pertanto agire celermente e affidarsi a laboratori pronti e organizzati per applicare le nuove norme e svolgere tutte le prove necessarie.

L’Istituto Italiano per il Calcestruzzo, specializzato su tutte le problematiche che riguardano il conglomerato cementizio e i suoi componenti, in questi anni ha studiato attentamente il problema, sia per poter effettuare delle prove di valutazione della reattività con le nuove norme, che per poter affrontare le problematiche del pop out con soluzioni tecnologiche avanzate e permanenti.

L’Istituto Italiano per il Calcestruzzo è organizzato con una sede stabile e con dei laboratori mobili ed è quindi in grado di fornire un’assistenza puntuale e qualificata anche sul campo.
Le attrezzature e gli strumenti di cui dispone sono all’avanguardia e permettono l’esecuzione di prove in conformità alle norme nonché di effettuare ricerche per soluzioni tecniche e tecnologiche in risposta alle problematiche del calcestruzzo e dei suoi componenti.
Anche nel caso del fenomeno di reazione tra alcali e aggregati, l’Istituto è pronto a fornire, oltre alle prove specifiche di valutazione degli aggregati, anche soluzioni risolutive in caso di aggregati riconosciuti potenzialmente reattivi.
Altro aspetto importante delle attività dell’Istituto è la formazione che si attua attraverso corsi di teoria e di pratica di laboratorio/cantiere per formare dei Tecnologi del calcestruzzo in grado di affrontare tutti gli aspetti e le problematiche dei conglomerati e dei suoi componenti.

L’Istituto si rende pertanto disponibile a supportare i produttori di aggregati per adempiere alle richieste di norma.  Può essere contattato anche solo per avere maggiori chiarimenti.

Farsi trovare pronti e certificati può dare un grande vantaggio sia come possibilità di poter commercializzare i prodotti e partecipare a gare d’appalto pubbliche, sia come miglioria d’immagine mostrandosi attenti e sensibili alle innovazioni e alla qualità sempre maggiore dei propri prodotti.