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Finiture superficiali del calcestruzzo per pavimentazioni accessibili
Fabio Minutoli

Differenti modelli di mobilità per differenti prestazioni d'uso del piano di calpestio

Studi recenti sulla propriocezione e sulla postura nel camminare hanno ribadito, qualora ce ne fosse bisogno, quanto le caratteristiche superficiali e geometriche del piano di calpestio possano contribuire ad una sensibile alterazione della dinamica del passo, con conseguenze negative sulla deambulazione degli utenti: troppo spesso infatti, nella scelta della finitura estradossale, si tiene poco in considerazione lo stress a cui sono sottoposte le articolazioni subtalare, propria del piede, e tibio-tarsica, propria del piede-gamba, sollecitate diversamente a seconda del tipo di pavimentazione .
Prescindendo da considerazioni inerenti il supporto, le cui caratteristiche contribuiscono senz'altro alla determinazione di una pavimentazione posata a "regola d'arte", si vuole porre l'attenzione sui rivestimenti che concorrono a determinare una buona percorribilità, condizione che definisce la qualità del camminare in rapporto alle sensazioni di sicurezza e comfort, limitando al contempo disagi o incidenti .

E' necessario, al fine di un'adeguata scelta del rivestimento, considerare fattori di natura strettamente tecnico-progettuale, se legati alle caratteristiche geometriche, fisico-meccaniche e prestazionali del pavimento (dimensioni, resistenze, durabilità...), e di natura socio-progettuale, se legati all’eterogeneità dei fruitori, diversi per abilità fisiche e cognitive (persone con limitazioni motorie o sensoriali, bambini, anziani, ...), per caratteristiche comportamentali, per abitudini e per stili di vita (persone iperdinamiche o distratte, pendolari e utenti che camminano per svago).
Il tentativo di combinare i fattori tecnico-progettuali con quelli socio-progettuali, al fine di definire una "pavimentazione accessibile", è risultato negli anni vano, come dimostra il panorama normativo tecnico, italiano ed internazionale, nel quale l'aggettivo accessibile non compare mai accanto al sostantivo pavimentazione; l'apparato legislativo mette in evidenza quanto la buona qualità del camminare dipenda, quasi esclusivamente, dalla sicurezza delle pavimentazioni, trascurando gli aspetti relativi alla variabilità dell'utenza e alla comodità d'uso.

E' utile infatti notare come il D.M. 236/89, nel fornire le prescrizioni tecniche ai fini del superamento e alla eliminazione delle barriere architettoniche, si limiti a raccomandare pavimentazioni antisdrucciolevoli realizzate con materiali il cui coefficiente d'attrito radente superi il valore 0,40 per elemento scivolante cuoio/gomma su pavimentazione asciutta/ bagnata. Le ulteriori precisazioni offerte dal Decreto, inerenti dislivelli massimi consentiti o risalti e giunti ammissibili, certamente non forniscono altri parametri in grado di indirizzare il progettista nella scelta del materiale che assicuri all'utenza una comoda e sicura fruizione, alla committenza vantaggi in termini di economicità e di durabilità.

Stato dell’arte

La norma che definisce le prestazioni di una pavimentazione, a prescindere dal materiale con cui il rivestimento è realizzato, è la UNI 7999 del 1979 in cui i requisiti sono espressi attraverso l’azione esercitata sulla pavimentazione e l’effetto riscontrato da tale azione sulla pavimentazione e in taluni casi sull’ambiente o sull’utente. Nelle altre norme prestazionali, presenti nel panorama europeo con la sola eccezione del D.M. 236/89, le caratteristiche di una pavimentazione per esterno vengono riferite al materiale impiegato : ciò induce i committenti e i progettisti a scegliere prima il materiale costituente la pavimentazione, in funzione di decisioni legate alla destinazione d'uso, all'aspetto estetico e/o economico, e a verificare, in un secondo momento, quali sono i requisiti posseduti.
Il Decreto risulta inoltre poco incisivo sulle caratteristiche tecniche dei sistemi tattilo-plantari di utilizzo nei percorsi per non vedenti ed ipovedenti; ciò ha creato negli ultimi anni l'adozione contemporanea di due sistemi di orientamento: il collaudato, e oggi criticato, Loges, e il nuovo, non immune da critiche, Vettore. Non entrando in merito né sulle critiche rivolte al primo - ridondanza del numero e della tipologia di codici utilizzati, scarsa idoneità della percepibilità tattilo-plantare - né sulle polemiche rivolte al secondo - risalti superiori ai 2 mm ammessi per legge, rischio di distorsioni o sensazioni di instabilità nella percorrenza - si vuole porre l'attenzione su come, durante la deambulazione, il peso del corpo, indirettamente tramite le superfici di bastoni, tacchi o ruote, o direttamente attraverso la pianta dei piedi, venga scaricato sulla pavimentazione, la quale deve essere in grado di restituire all'utente sensazioni di stabilità, di equilibrio, di sicurezza, di comodità e di comfort. Tali riposte dovranno essere fornite, in egual misura e con la stessa risolutezza, ai molteplici modelli di mobilità di utenza così da percorrere pavimentazioni con prestazioni d'uso congrue alle loro esigenze.

Tabella 1: Schematizzazione dei modelli socio-progettuali riconducibili alla variabilità dell'utenza: prestazioni d'uso e accorgimenti tecnico-progettuali per il piano di calpestio

La definizione dei modelli di mobilità, sintetizzati in tabella, è utile per comprendere come in funzione delle diverse caratteristiche motorie, sensoriali e comportamentali possano variare non solo il modo di camminare dell'utente ma soprattutto le prestazioni d'uso richieste al piano di calpestio. Se nel caso di edifici, residenziali e pubblici, è possibile prevedere quale è l'utenza che, in termini statistici, più facilmente frequenta quegli spazi e quindi definire, con un limitato margine d'errore, la pavimentazione più adatta, nel caso di percorsi esterni invece l'aleatorietà degli utenti non consente alcun tipo di previsione, né in termini statistici né probabilistici.
La variegata e imprevedibile composizione dell'utenza - anziani, non vedenti, donne con passeggino, con il carrello della spesa o con scarpe con il tacco, uomini con passo lento o veloce, con trolley o con scatole, ... - richiede che le caratteristiche della pavimentazione soddisfino il requisito di percorribilità garantendo una buona qualità del camminare, indifferentemente dal tipo di mobilità, cosa sicuramente non semplice.
E' utile però notare come alcune prestazioni d'uso dei percorsi siano comuni a più modelli di mobilità: per esempio le persone che si muovono con "l'ausilio di bastoni" o usano "scarpe con il tacco" hanno la stessa esigenza di scaricare il peso del corpo su una superficie estremamente ridotta e quindi di gravare su di una superficie di calpestio che non favorisca l'affondamento o l'inciampo. La stessa riflessione vale per chi si muove con "l'ausilio della sedia a rotelle" o trasporta “un peso/bagaglio con ruote”: in entrambi i casi si ha la stessa esigenza di non affaticarsi durante il movimento e quindi di spostarsi facendo scivolare sulla superficie di calpestio gli oggetti con ruote evitando brusche vibrazioni sugli arti.
Nella difficoltà oggettiva di determinare una "pavimentazione accessibile" valida per tutti, è senz'altro possibile indicare quei rivestimenti in grado, per fattori tecnico-progettuali, di soddisfare contemporaneamente diversi modelli di mobilità, tenendo conto di comuni o affini prestazioni d'uso. Vengono quindi superate le attuali indicazioni che legano la scelta di una "pavimentazione accessibile", sicura e confortevole, al solo valore del coefficiente d’attrito radente: superfici di rivestimento con coefficienti d’attrito adeguati alla percorribilità in spazi esterni, ma con trattamenti superficiali a rilievo, riflettenti o abbaglianti, con dimensioni elevate delle fughe, con mancanza di planarità tra i singoli elementi costituenti il rivestimento, con una scarsa resistenza all'abrasione, ..., mostrano la loro totale inaccessibilità a qualunque modello di mobilità.

Un rivestimento in calcestruzzo per i differenti modelli di mobilità

E' possibile quindi definire una pavimentazione per spazi esterni che racchiuda in sé fattori tecnico-progettuali e socio-progettuali in grado di soddisfare il requisito di accessibilità? e quale è il materiale più adatto?
Il mercato risponde a tali domande in modo "ambiguo" proponendo diversi materiali - dal grès porcellanato, alla pietra naturale, al cotto - e diversi trattamenti superficiali - dalla rigatura, alla bocciardatura, alla sabbiatura - che soddisfano quasi sempre il requisito di sicurezza mentre la comodità d'uso non è sempre garantita a tutti gli utenti.

Evitando un confronto prestazionale diretto tra materiali diversi, in quanto la scelta potrebbe dipendere anche da ragioni diverse da quelle tecniche e socio progettuali, ci si pone la domanda se il calcestruzzo possa contribuire significativamente a creare piani di calpestio accessibili.
Fino ad alcuni anni fa il pavimento in calcestruzzo ricopriva, nella progettazione edilizia, un ruolo marginale, secondario, perché utilizzato esclusivamente in ambiti in cui le caratteristiche meccaniche del materiale rappresentavano la prestazione principale. Ecco quindi che contesti industriali o destinati al traffico veicolare e pesante, non richiedendo soluzioni estetiche "accattivanti" o, utilizzando un'espressione ormai inflazionata, di "design", diventarono i simboli per le maggiori applicazioni delle "pavimentazioni in cemento", denominazione errata, rispetto alla corretta "pavimentazioni in calcestruzzo", con cui siti internet, cataloghi aziendali, schede tecniche, voci di capitolato, ma anche testi universitari, attribuiscono le caratteristiche meccaniche e di eventuale finitura al legante e non al conglomerato. Oggi le applicazioni dei rivestimenti in calcestruzzo investono, fornendo un alto standard qualitativo ed estetico, tutti gli ambiti del costruito, dagli spazi urbani (strade, viali, marciapiedi, piazze, parcheggi) agli spazi industriali, commerciali, residenziali (capannoni, negozi, uffici, ville, case).
L'analisi di schede tecniche e prestazionali di oltre centocinquanta pavimentazioni in calcestruzzo utilizzate in ambito esterno ha evidenziato qualche incongruenza, che indirettamente sottolinea la carenza normativa a cui si è già fatto riferimento o in qualche modo ne è conseguenza: in effetti, si è constatato che molte pavimentazioni, pur se genericamente sponsorizzate "per esterni" presentano in realtà caratteristiche più consone alle "cure" in genere riservate agli organismi residenziali o agli interni; specularmente, altre pavimentazioni reclamizzate per marciapiedi o spazi pedonali risultano, invece, valide anche per zone soggette ad un traffico carrabile continuo e pesante.

Opportuno è stato quindi soffermarsi solo su quelle pavimentazioni le cui caratteristiche le rendono conformi ad un utilizzo esclusivo in spazi pedonali (con classe di traffico 1) o su quelle che, pur se di vocazione primaria pedonale, consentono un accesso limitato ai soli veicoli leggeri (con classe di traffico 2A).
I rivestimenti in calcestruzzo analizzati, differenti per dimensioni, per trattamenti superficiali, per tipologia di posa, ..., hanno invece in comune alcune caratteristiche certamente fondamentali nella scelta di una pavimentazione accessibile, così riassumibili:
- mantengono durante la loro vita d'esercizio pressoché inalterate le proprietà fisico-materiche e cromatiche;
- resistono efficacemente a graffi, scalfiture o qualsiasi altra forma di alterazione provocata da corpi esterni;
- contrastano efficacemente il prodursi di deformazioni residue del rivestimento a seguito di compressione localizzata e mantenuta per un tempo determinato mediante un carico concentrato (resistenza all'impronta);
- ostacolano il prodursi di rotture o deformazioni sotto l’azione delle sollecitazioni dinamiche, quali il flusso di pedoni, e statiche, quali la presenza di arredi;
- hanno un'opportuna resistenza ai cicli di gelo/disgelo;
- consentono una vasta scelta cromatica e di finitura che le rende facilmente inseribili in qualsiasi contesto urbano e storico.

Pur ritenendo che una valutazione rigorosa dell'accessibilità debba essere fatta analizzando singolarmente le caratteristiche tecniche della pavimentazione, e per questo si rimanda alla tabella finale, può essere utile raggruppare, in funzione delle caratteristiche dimensionali, di posa in opera e di trattamento superficiale, i rivestimenti in calcestruzzo, esprimendone le peculiarità che favoriscono la percorrenza di alcuni utenti rispetto ad altri:

1) "masselli e listelli " con dimensioni entro i 100 mm, a spigolo vivo o arrotondato, caratterizzate da forme quadrate e rettangolari e da una varietà di colori e finiture; sono utilizzate prevalentemente in zone residenziali, aree pedonali, carrabili, parcheggi, centri storici e strade urbane;
2) "lastre", normali e giganti, con dimensioni generalmente superiori ai 400 mm e forme quadrate o rettangolari, disposte per i percorsi pedonali parallelamente al senso di marcia così da ridurre la frequenza dei giunti; sono utilizzate prevalentemente in zone residenziali, aree pedonali, centri storici e strade urbane;
3) "lastre e masselli drenanti" di dimensioni varie generalmente superiori ai 200 mm, permettono per conformazione o disposizione il passaggio dell'acqua piovana e lo smaltimento diretto negli strati superficiali del sottosuolo o indiretto attraverso opportuni canali di scolo; sono particolarmente utilizzate in parcheggi e spazi ciclo-pedonali.
4) "calcestruzzo stampato" con il quale si ottiene una pavimentazione monolitica molto resistente e di grande effetto estetico senza avvallamenti; lo stampo garantisce la finitura desiderata con la possibilità di controllare dimensioni e posizioni dei giunti;
5) "dedicate", tipo Vettore e Loges, presenti in formato lastre di dimensioni variabili da 300x300 a 600x600 mm, e in formato masselli di dimensioni 300x400 mm con colorazione superficiale varia; forniscono, attraverso i diversi codici, le informazioni riguardanti un pericolo, un servizio, un incrocio, ..., ad utenti non vedenti.

Figura 1: pavimentazioni in masselli e listelli

Le pavimentazioni in masselli e listelli, come quelle illustrate in figura 1 e caratterizzate da una finitura a risalto o a quarzo, privilegiano, anche nel caso di spazi pedonali, pose “a correre” o a “spina di pesce” che aumentano il numero dei giunti creando delle texture più articolate rispetto alla posa a sorelle. In questi casi si ha maggiore facilità a perdere l'equilibrio soprattutto per utenti con una limitata funzionalità agli arti inferiori, a causa dell’età, di infortuni o di patologie insorte che possono comportare, oltre ad alterazioni nell'articolazione del passo, la necessità di servirsi di ausili e di supporti per la deambulazione.
Bastoni, stampelle, tripodi, tetrapodi o girelli certamente non assicurano, con un piano di calpestio così variegato, quella stabilità per la quale vengono utilizzati: inoltre è assai più facile che la punta del bastone o della stampella possa impigliarsi nei giunti provocando cadute.
Pavimentazioni con queste caratteristiche, pur se contraddistinte da trattamenti superficiali che conferiscono un'idonea resistenza allo scivolamento, possono provocare durante il cammino un senso di instabilità che certamente si accentua sulle persone con ridotta capacità a mantenere l’equilibrio o che si muovono tramite bastoni, ma non è da sottovalutare il disagio causato nelle persone con i tacchi. Anche in questo caso, come per il bastone, la minima superficie del tacco non garantisce una solida stabilità soprattutto in prossimità dei giunti della pavimentazione, favorendo il rischio di caduta.

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