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Rinnovo di un Parquet: cronaca di un incubo, quasi a lieto fine
Andrea Dari

Il mercato immobiliare non riparte e questo consente di poter comprare casa con costi ridotti. Ma spesso l’immobile che si acquista è “molto datato” e quindi quello che si risparmia in acquisto si spende poi in ristrutturazione, in parte in euro, in parte in arrabbiature.
Tra queste il rinnovo del parquet rappresenta uno dei crucci principali: levigo o sostituisco, tolgo o sovrappongo, e la questione non è semplicemente estetica. Ecco quello che è capitato al sottoscritto, che ben rappresenta la problematicità dell’argomento e la necessità di arrivare a una regolamentazione del settore.


Parquet ante operam

La casa che ho acquistato aveva un bel pavimento in legno datato anni ’50, in legno massello a listelli lunghi e sottili, posati in modo tradizionale su massetto (dell’epoca) su solaio. Il primo tecnico coinvolto ha battezzato il legno come Doussié. Ovviamente, al di là dell’aspetto affascinante del legno massello, il parquet presentava problemi puntuali di sollevamento, di distacco tra listelli, e qualche “erosione” locale. Considerata la qualità del materiale, abbiamo comunque deciso di mantenere il parquet e di affidare la riqualificazione all’impresa a cui è stato dato l’appalto della ristrutturazione generale dell’appartamento. 
L’attività di levigatura è stata pianificata prima della posa dei battiscopa e dei mobili, e dopo la prima mano di imbiancatura delle stanze, in modo da lasciare più spazio libero ai lavori. Ovviamente l’impresa ha giurato e rigiurato che il sub appaltatore era di grande esperienza e qualità.
Si arriva al momento del lavoro, unica fase del cantiere in cui nessun operaio o artigiano può lavorare in parallelo, quindi passaggio critico dell’intera ristrutturazione. 
Prima della posa incontro l’artigiano a cui è stato dato il subappalto. Prima proposta dell’artigiano: il pavimento suona vuoto in alcuni punti, importante fare dei fori nel parquet per iniettare della resina di grappaggio con il massetto. Mia risposta: “avete fatto un saggio sullo stato del massetto? essendo un massetto di sessant’anni fa, probabilmente quindi in sabbia cemento (molta sabbia, poco cemento), molto probabilmente poco consistente”. Risposta: “No”. Mia osservazione successiva “cosa serve mettere uno strato di resina, rovinando il parquet con dei fori, se non ho il supporto coerente per un incollaggio? abbiamo un Parquet di 3 cm, ha la forza in caso si muova di sollevare qualsiasi colla incollata su strato non coerente.Peraltro è un parquet di 60 anni, che si dovrebbe essere già stabilizzato” Quindi decidiamo, su mia responsabilità, di non rovinare il parquet con dei fori per l’iniezione di resina e di non fare nulla. A questo punto mi viene il dubbio e chiedo all’artigiano: “hai fatto i corsi AIPPL di qualifica dei posatori.” Risposta: “no, non ho tempo per quelle cose lì ….”
Iniziano i lavori di ripristino del parquet, per tre giorni il cantiere è non frequentabile. Un’occhiata dalla porta evidenzia solo una produzione enorme di polvere di legno.

Poi il risultato.


Parquet dopo intervento di levigatura e riverniciatura,  in evidenza diverse chiazze

Il pavimento ha un colore opaco, scuro, quasi non si vede il legno, lontano dall’elegante colore rossastro di partenza. Sembra che sia stato verniciato con una mano di asfalto. Ma è pieno di chiazze, di dimensione di diversi decimetri quadri, in molti punti ha delle colature di vernice, e numerose chiazze chiare della dimensione di una moneta da 50 centesimi di euro.
Sentiamo l’impresa, che parla con l’artigiano, La risposta è che probabilmente, essendo stata utilizzata una vernice all’acqua, che peraltro non era prevista a capitolato, non è stata assorbita bene, e quindi propone di fare una prova con una nuova vernice.
 

Parquet dopo intervento di levigatura, in evidenza fasce di colatura di vernice

Nel frattempo il cantiere procede, e si montano mobili, battiscopa, si imbianca …
A questo punto chiamo il mio esperto, l’amico Salvador Dalvano, presidente di AIPPL. Gli racconto quello che è successo, e sulla base delle mie informazioni verbali mi da qualche sua prima interpretazione, e soprattutto mi suggerisce di chiamare un socio AIPPL che abbia fatto i corsi di qualificazione. Verifico l’elenco soci e se c’è qualcuno nella mia zona, verifico chi abbia fatto i corsi, e ne scelgo uno. Chiedo conferma al Presidente che ovviamente è positiva. Viene l’artigiano, e mi conferma le supposizioni di Dalvano sulle cause del misfatto. Peraltro mi evidenzia che il legno non è un Doussiè, e mi conferma che l’operazione di grippaggio con le resine sarebbe stata ininfluente, un danno quindi inutile per il pavimento (e un costo).
Dobbiamo ri-levigare. Ma ora il parquet è più occupato e limitato. Peccato, non sarà possibile lavorare sui bordi come era possibile all’inizio. Abbiamo già imbiancato: peccato, si ri-sporcherà e si dovrà fare tornare l’imbianchino. Abbiamo perso tempo, perchè anche in questo caso il cantiere sarà non accessibile ad altri operai e artigiani.
Per fortuna, o meglio, per capacità dell’applicatore, il risultato questa volta è stato quello atteso. Il pavimento ha un colore che riprende, rinnovandolo, quello originale, non si sono aloni, non ci sono colature, non ci sono macchie. Certo, vicino ai bordi il risultato è più critico, ma non abbiamo voluto smontare tutti i battiscopa.


Il parquet dopo intervento applicatore socio AIPPL che ha partecipato ai corsi di qualificazione

Qualche giorno dopo incontro un caro amico, che si sta facendo seguire dalla stessa impresa. Due chiacchiere sui lavori: entrambe siamo contenti sul lavoro dell’impresa, sul rispetto dei tempi, sull’attenzione del cliente ma … anche lui ha un problema sui pavimenti in legno, la levigatura ha portato a un colore spento, opaco, lontano da quello previsto. L’artigiano che non fai corsi perchè non servono ha colpito ancora.

Morale.
Nell’edilizia i fattori che influenzano la qualità di un risultato sono molti, ma il più importante è sempre quello della manodopera. Uno specialista qualificato è in grado non solo di operare bene, ma di comprendere che tipo di lavorazioni e interventi fare, che materiali utilizzare, che soluzioni adottare. E’ molto più di un applicatore, è un vero e proprio esperto, è la pietra angolare dell’opera. L’Italia da sempre è stata il luogo di formazione degli specialisti dell’edilizia, i nostri operai e artigiani esperti hanno sempre rappresentato l’eccellenza nel mondo delle costruzioni. Questa qualifica va salvaguardata. Non possiamo accettare che il mondo dell’edilizia si evolva senza una tutela del ruolo dell’applicatore, e un riconoscimento del valore dell’esperienza e della specializzazione.
Questa dovrebbe essere la priorità di tutte le associazioni che operano nelle costruzioni, e questa esigenza dovrebbe essere tutelata un sistema normativo cogente che difenda in modo serio questi valori. 

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