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Come cambia il contenzioso nei pavimenti industriali dopo la pubblicazione delle istruzioni CNR
Samanta Gasperoni

Si è tenuto sabato 6 maggio 2017, il Seminario di studio e aggiornamento sul contenzioso riguardante i pavimenti industriali, all’interno del 1° Forum Nazionale Massetti e Pavimenti organizzato a Rimini dal Conpaviper, nelle giornate del 5 e 6 maggio 2017.

Il seminario si è aperto con un approfondimento dell’ing. Roberto Troli di ENCO, che si è soffermato su come potrebbe cambiare l’ambito del contenzioso alla luce delle nuove CNR-DT 211 “Istruzioni per la progettazione, l’esecuzione ed il controllo delle pavimentazioni di calcestruzzo”

“Si può dire” – ha affermato Troli –“che per quel che riguarda le contestazioni in ambito edilizio, più della metà ha come oggetto del contendere una pavimentazione industriale in calcestruzzo. Il motivo di tale situazione si può valutare analizzando le comuni modalità di progettazione e di realizzazione di queste opere, che fino alle recenti evoluzioni normative, non erano considerate strutture e realizzate unicamente sulla base di voci di capitolato, senza alcuna progettazione preliminare.”

Nessun progetto e capitolati poveri di indicazioni: sono queste le pre-condizioni che Troli ha identificato come la causa principale delle problematiche tecniche che possono insorgere su un pavimento, e anche della successiva, quella della gestione del contenzioso. In fase di giudizio, l’impossibilità da parte del CTU di poter confrontare risultati delle prove sul pavimento finito e prescrizioni, finisce per penalizzare sempre le uniche figure intervenute: l’impresa applicatrice e il fornitore di calcestruzzo.

Troli ha poi ricordato come, nel 2009, attraverso l’entrata in vigore delle NTC, si siano introdotti anche in Italia gli Stati Limite di Esercizio (SLE), che hanno ampliato il concetto di struttura definito dalla Legge n. 1086/1971. Ciò ha consentito di considerare le pavimentazioni industriali in calcestruzzo strutture a tutti gli effetti, e che quindi il progettista è tenuto a dimensionare. 

E le nuove CNR DT 211/2014 forniscono un aiuto a chi è chiamato a progettare tali pavimentazioni, indicando un iter progettuale con una serie di documenti da fornire. Queste istruzioni CNR, pur essendo non cogenti, contengono al loro interno, tutti quei riferimenti mancanti nelle norme precedenti e costituiscono un valido riferimento, sia per il progettista che per il CTU chiamato a valutare un’opera difettosa.
Numerosi sono gli aspetti presi in considerazione all’interno delle Istruzioni CNR DT 211. Viene ad esempio classificata la pavimentazione in base al grado di planarità (ampliando le informazioni già presenti nella UNI 11146), vengono indicati i test di resistenza a cui sottoporre massicciata e sottofondo, vengono introdotte le classi prestazionali del calcestruzzo fibrorinforzato, vengono dati riferimenti per il progetto e la verifica sia della pavimentazione che dei giunti, con prescrizioni anche in fase di esecuzione. 
Nella norma ci si spinge poi oltre, introducendo il piano di uso e manutenzione, i criteri per la valutazione delle diffettosità ed i ruoli delle figure che intervengono nelle fasi di progettazione e realizzazione. Viene infine introdotto il certificatore della pavimentazione.

Clicca qui per scaricare le CNR-DT 211 “Istruzioni per la progettazione, l’esecuzione ed il controllo delle pavimentazioni di calcestruzzo”

Nella seconda parte dell’incontro, si è aperta una tavola rotonda, moderata dal Direttore di Conpaviper, Ing. Andrea Dari, a cui hanno partecipato l’ing. Marco Manfroni, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Rimini; il prof. Giovanni Plizzari, Università di Brescia; l’ing. Gian Luigi Pirovano, Conpaviper; il Prof. Sergio Tattoni, Politecnico di Milano ed il Dott. Marco Francini, ATECAP.

Molti ed interessanti gli aspetti toccati nella tavola rotonda. 

Il prof. Plizzari, ha per prima cosa sottolineato che, per quel che riguarda gli edifici, se fossimo in assenza di regole, si avrebbe la stessa situazione che si è avuta fin oggi con le pavimentazioni, ribadendo così l’importanza dell’esistenza di un corpus normativo di settore il più possibile completo. Il dibattito si è poi spostato sulla figura del certificatore, che può essere visto anche come un professionista che attesti l’esecuzione a regola d’arte e fatto intervenire dallo stesso applicatore che ha realizzato la pavimentazione in linea con le Istruzioni CNR: una sorta di certificazione “unilaterale”.

Il professor Tattoni ha posto l’attenzione sui controlli, e ha evidenziato come modello positivo quello francese in cui è prevista l’assicurazione obbligatoria per i fabbricati. La valutazione del Rischio da parte delle compagnie assicurative, finirebbe infatti con il valorizzare le pavimentazioni progettate e realizzate a regola d’arte, anche attraverso l’applicazione di premi ridotti, e penalizzare le opere che non hanno un progetto o realizzate da imprese non ritenute affidabili, anche non assicurandole.

L’ing. Manfroni evidenzia poi come un momento ottimale in cui le CNR possono inserirsi nell’iter realizzativo di una pavimentazione in cls sia quello dell’acquisizione della commessa: in tale momento ci si può fermare se si riscontrano problemi, incoerenze o mancanza di informazioni. Spesso infatti, si riscontra poco interesse a fornire dati in fase iniziare, per poi fare verifiche ed eventualmente entrare in contenzioso ad opera compiuta. Manfroni ha anche evidenziato un crescente problema che sta colpendo l’edilizia: la “contestazione preventiva”. Ci sono professionisti specializzati nell’individuare delle riserve da sollevare anche prima del verificarsi di un qualsiasi difetto, basandosi semplicemente sul mancato rispetto delle norme vigenti. Ecco perché è importante, soprattutto per le imprese di pavimentazione, adottare al più presto le istruzioni CNR.

L’ing. Pirovano a tal proposito, sottolinea l’importanza di fare le verifiche in fase esecutiva, in modo da far emergere i problemi prima della fine dell’opera. Si sofferma inoltre sul concetto di difettosità, evidenziando che non sempre le Istruzioni CNR considerano certe caratteristiche delle pavimentazioni come difetti, aiutando, in questo, l’applicatore in caso di contenzioso.Evidenzia inoltre  che il documento non deve essere visto come punto di arrivo, ma come punto di partenza e dovranno essere attivate, con convegni, documenti, esperienze, tutte le forme possibili non solo per divulgare il documento, ma anche per dare la corretta interpretazione dello stesso elimitare le interpretazioni “soggettive” che, soprattutto in fase di contenzioso, ancora troppo spesso trovano spazio.

Il Dott. Francini invece, solleva quello che secondo lui è l’aspetto carente della norma: le CNR coprono i 9/10 dell’argomento, in quanto lasciano fuori dagli argomenti trattati alcune importanti proprietà del calcestruzzo ancora difficilmente classificabili, come la viscosità dell’impasto cementizio. Ossia, nelle CNR non compaiono quelle caratteristiche del calcestruzzo che lo renderebbero ottimale per l’esecuzione dell’opera, non solo in termini progettuali, ma anche in termini di esecuzione e lavorazione.

Infine, emerge dal dibattito la necessità che venga realmente presa in considerazione, così come recita il Codice Civile, la specifica competenza del CTU e la preparazione specifica dei CTP, per arrivare a definire in maniera chiara le responsabilità del contenzioso.

 

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